Sanità, Sacconi: "Sanzioni per chi non risana"

Il ministro avverte le Regioni poco virtuose: entro l'estate arriveranno sanzioni per chi non ha ancora messo eliminato le inefficienze. "Siamo un Paese spaccato in due in cui convivono
realtà contrapposte". E avverte: "In Calabria non tornano i conti"

Milano - Sulla gestione dei bilanci regionali alla voce sanità, l’Italia si spacca in due. C’è un Nord virtuoso e un Sud che annovera casi, come la Calabria, "in cui i conti non tornano". A sottolinearlo è il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, ospite oggi a Milano di un convegno su federalismo fiscale e costi standard, organizzato da Federsanità-Anci (Associazione nazionale comuni italiani) Lombardia. Proprio per questo il ministro ha fatto sapere che "entro l’estate potrebbero essere decise delle sanzioni per quelle Regioni che, in tema di sanità, non abbiano ancora messo in moto dei percorsi per eliminare le inefficienze".

Un Paese spaccato in due "Siamo un Paese spaccato in due - spiega - in cui convivono realtà contrapposte: possiamo dire di avere un Nord e una parte di Centro virtuosi che hanno imboccato una strada positiva, con ulteriori margini di miglioramento. Un pezzo d’Italia che può diventare punto di riferimento per un’area più inefficiente". Le differenze fra questi due blocchi spiccano anche guardando il modo di amministrare i conti. "Sul fronte della contabilità esistono due Italie. In una parte - ironizza il ministro - si usa ancora la tradizione orale per ricostruire i conti. E ci sono casi, come la Calabria in cui ricorrentemente non tornano". Situazioni in cui i "si riscontrano differenze fra la contabilità formale e quella sostanziale". Al Centro-Nord invece esistono "amministrazioni virtuose, di diverso segno politico". Regioni come il Veneto, la Lombardia, l’Emilia Romagna e la Toscana, che "hanno fatto operazioni coraggiose come la chiusura di molti ospedali. Dal 1990 al 2007, in queste 4 regioni, sono stati chiusi o riconvertiti circa 300 plessi". Proprio a questo proposito Sacconi racconta un aneddoto: "Già nel 1972 in Veneto si decise di chiudere un ospedale da 300 posti letto. Mentre solo oggi, a distanza di oltre 30 anni, il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero dice di essersi reso conto che è ora di chiudere gli ospedali da 20 posti letto, e la definisce un’impresa dura". Secondo il ministro, "è una situazione che non regge. Gli ospedali da 20 posti letto sono un pericolo pubblico e non si può chiedere alla popolazione virtuosa di sostenere una spesa dannosa. Qualcuno - conclude - dice che esagero a porre l’ospedale al centro della politica del ministero. Ma io sono convinto che la vera svolta sarà porre fine a un’ospedalizzazione eccessiva e generalista. Di lì si deve passare".

Sanzioni per chi sfora "Quello che faremo entro l’estate - spiegaSacconi - diventa decisivo per il nostro futuro. Questo è un problema non del Governo, ma delle Regioni e di tutti gli italiani. Quello che ci dicono i tavoli di monitoraggio è che dovremo dare luogo alle necessarie sanzioni: daremo un tempo non brevissimo, ma nemmeno lunghissimo, nel quale si potranno prendere le decisioni", un tempo che sarà quasi certamente "dopo le prossime elezioni". Alle Regioni, aggiunge il ministro, in questo periodo "diamo il tempo per fare atti in positivo, c’è spazio per fare cose virtuose che fino a ieri non sono state fatte. Ma se non ci si arriva ci vogliono le sanzioni, senza le quali non ci sarà il futuro Patto per la salute".

Qualità e responsabilità "L’esperienza ci insegna che c’è rapporto stretto tra qualità e responsabilità - continua il ministro - siamo un Paese che da questo punto di vista si presenta spaccato in due tra realtà contrapposte, che però al loro interno sono estremamente omogenee. Possiamo dire di avere imboccato una strada positiva al Nord e nella parte di Centro virtuoso: queste zone possono diventare punti di riferimento per non avere più inefficienze". Per fare questo bisogna agire sui costi standard, sul modello delle quattro Regioni più virtuose (Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia Romagna), ma anche sulla "capacità di monitorare la qualità: i livelli essenziali di assistenza sono importantissimi proprio perchè parametri della qualità, ma non possono essere un modo con cui si inseriscono dalla finestra i piè di lista (cioè le aggiunte all’ultimo minuto) che sono stati buttati fuori dalla porta. Non siano cioè il grimaldello dell’irresponsabilità".