Santa Giulia, così lavorava la ditta indagata per mafia

Tra le carte sequestrate dalla Guardia di finanza nei cantieri di Santa Giulia, ce se sono alcune che gli investigatori definiscono «di particolare interesse». Sono quelle firmate dalla Lucchini Artoni srl, colosso dell’edilizia specializza nelle costruzioni e pavimentazioni stradali, demolizioni, scavi, movimenti terra e opere idrauliche. La Lucchini ha lavorato a Montecity, oltre che alla linea 5 del metrò e ad altre grandi opere di riqualificazione urbana, tra cui l’area di via Melchiorre Gioia e il parcheggio di largo Quinto Alpini. Ed è la stessa società nei confronti della quale, il 21 maggio scorso, la Direzione investigativa antimafia rilascia un’informativa interdittiva antimafia. Tradotto, la Lucchini avrebbe avuto legami con aziende in odore di criminalità organizzata.
La Dia, nel documento firmato sei mesi fa, sottolineava come l’azienda si fosse servita di 22 imprese esterne per il trasporto dei terreni di scavo, e di queste 17 fossero risultate vicine ad esponenti mafiosi. L’impresa, secondo gli investigatori, subappaltava lavori di movimentazione terra ad altre imprese, alcune delle quali (più del 70%) con titolari contigui ai clan della ’ndrangheta. I finanzieri, ora, stanno studiando le carte sequestrate per capire quale fosse il ruolo dell’azienda dentro Santa Giulia. Se, cioè, oltre ai viaggi dei camion carichi di materiali da destinare alle discariche, si sia occupata anche di costruire parte del nuovo quartiere sorto sulle ceneri (e sui rifiuti tossici) degli stabilimenti chimici della Montedison e delle acciaierie Redaelli.
«Il provvedimento - spiegava l’azienda in una nota - risulta essere stato emesso sulla base di rapporti contrattuali della società con imprese terze rispetto alle quali non vi era da parte della Lucchini Artoni alcuna possibilità di controllo. Una volta venuta a conoscenza del provvedimento, la società ha immediatamente risolto ogni rapporto con tali imprese». E in effetti, di recente la Prefettura ha restituito all’azienda la certificazione antimafia. Ma a tirare le fila delle ultime indagini della Dia, i contatti tra la Lucchini ed esponenti dei clan tornano a galla.
Il nome della Lucchini Artoni, infatti, emerge nuovamente nell’ordinanza di custodia cautelare con cui poche settimane fa il gip Giuseppe Gennari ha mandato in carcere 17 persone accusate di essere legate alle cosche dei Barbaro e dei Papalia, che a Milano avevano il controllo pressoché totale del movimento terra. Della Lucchini (e della Edil Bianchi srl, che secondo una sentenza del consiglio di Stato sono legate da una compartecipazione societaria) parlano infatti Salvatore Barbaro e Franco Mazzone, entrambi agli arresti, in una telefonata del dicembre 2007 intercettata dagli investigatori. Nella conversazione si parla di un assegno della Lucchini che il clan sta aspettando. Alla fine, sarà «l’Edil Bianchi - si legge nelle annotazioni - a far avere l’assegno».