Scala, i giovani di Lissner «riscrivono» il Barbiere

Da domani l’opera interpretata e messa in scena dagli allievi

Elsa Airoldi

L'allestimento è quello celeberrimo di Jean-Pierre Ponnelle. Portato alla Scala da Abbado nel '69, via Salisburgo, Il Barbiere è il titolo forte della trilogia rossiniana che comprende anche Cenerentola creata per San Francisco nel '69 e poi approdata al Piermarini e Italiana in Algeri che apre la stagione '73/74.
Il trittico, firmato Ponnelle-Abbado, fa parte del mito scaligero. Come i Mozart Muti-Strehler. O la Bohème di Zeffirelli. La scelta nacque allora sull'onda della Rossini Renaissance e nel nome della revisione critica. Il Barbiere di Ponnelle è tornato mille volte alla Scala, l'ultima nel 2002, e ha girato il mondo. Inoltre, nella versione filmata è stata inserito nel ciclo La Scala nelle scuole e proposto agli istituti della città e dell'hinterland. Dunque niente di nuovo.
La novità del titolo programmato al Piermarini da domani al 16 ottobre con un numero imprecisato di cast e addirittura la protagonista affidata alla duplice tessitura di mezzosoprano e soprano, è che è interamente affidato agli allievi dell'Accademia di Arti e Mestieri. Istituzione che viene da lontano (i famosi cadetti di Toscanini) e tra alti e bassi s'è ampliata al punto da poter coprire l'intero arco di un allestimento. Dai cantanti agli attrezzisti e dai professori d'orchestra ai ballerini.
Ne va giustamente fiera Leyla Gencer, deus ex machina della ugole d'oro. Dopo Bohème è la prima volta che i suoi affrontano un'opera di repertorio. Ma ne va ancor più fiero Stéphane Lissner, presente all'incontro in Sala Gialla (diventata senape, con pareti ricoperte da listellini dorati un po' gotici, un po' barocchi e molto anni Cinquanta). Il sovrintendente concepisce il teatro nel segno della continuità. Cioè i giovani che imparano da quelli che c'erano prima di loro ciò che diventeranno. Il futuro dell'opera, dice Lissner, sono i giovani. E l'Accademia (lui, che per la prima volta azzarda un discorso in italiano, la chiama pomposamente Académie) va potenziata collegandola strettamente alle vicende del teatro del quale è il vivaio.
Nei suoi interventi Lissner, il cui primo atto a Aix fu appunto quello di fondare una Académie, torna più volte sul concetto Scala teatro pubblico, con gli obblighi di formazione e divulgazione che la cosa comporta. Esclude che «in futuro il Teatro degli Arcimboldi sarà dedicato alla sola Accademia». Parla di scambi studio («lavorerò con l’Accademia per una riorganizzazione, con la possibilità di scambio con altre scuole, anche all’estero»). Già attivato quello con la Julliard School di New York. Parla di direttori che lavoreranno per e con l'Accademia. Come il nuovo corso impone. Ce lo insegnano le «giovanili» di Abbado e Barenboim. Soprattutto Barenboim che con il mix israelo-palestinese et ultra della Devan ha appena tenuto un concerto niente meno che a Ramallah. Noi aggiungiamo Salisburgo, a breve, con Markus Hinterhäser Concertdirektor, sulla stessa linea. Soddisfatto il consulente artistico Ortombina.
Mentre il direttore d’orchestra spagnolo Enrique Mazzola disserta sulle edizione critiche e l'opportunità di qualche trasgressione (le due Rosine: soprano e mezzosoprano). Non a caso nella partitura Ricordi sono scritte le parti per entrambe le tessiture. Lorenza Cantini, che riprende Ponnelle, sottolinea le difficoltà dell'operazione. Verissimo. Niente di più rischioso di questo Barbiere. Ma per i giovani questo e altro. Gli interpreti sono troppi per essere nominati. Ricordiamo solo il tenore americano Lawrence Brownlee e il mezzosoprano Natalia Gavrilan. Almaviva e Rosina del primo cast.