Scivolando verso valle nei canyon capitolini

Prende piede anche da noi un affascinante sport estremo

Slittano a valle su rocce levigate da torrenti come su giganteschi scivoli naturali. Discendono cascate appesi a una fune. Si tuffano da rocce a strapiombo, a candela, dentro piscine naturali di acqua purissima. Ed esplorano il letto di spumeggianti corsi d’acqua incassati sul fondo di canyon naturali. Un piccolo esercito di romani appassionati di montagna e sport acquatici ha trovato - tra i Monti Prenestini e gli Appennini laziali - canyon che non hanno niente da invidiare a quelli degli States, dove praticare il canyoning, appunto o «torrentismo». La discesa - a piedi, a nuoto, con corda e tuffi - di corsi d’acqua in gole profondamente scavate nella roccia, nata sulle Sierras spagnole e sulle Alpi francesi negli anni 80 e sempre più diffusa in Germania, Svizzera e Austria, ha ormai preso piede anche nel Lazio. Sono ormai una quarantina i «torrentisti» romani, che, con elmetto, muta e corde, partono nei fine settimana alla volta di torrenti sconosciuti in Ciociaria, nel Reatino e perfino alle spalle di Tivoli, a mezz’ora di auto dalla Capitale.
Il fascino di questo sport estremo sta nel mix di speleologia, alpinismo, arrampicata e sport acquatici come il kayak e l’hydrospeed (la discesa in slittino dei corsi d’acqua). Nella possibilità di percorrere gli angoli meno battuti e sorprendenti dei nostri paesaggi montani. E, infine, forse in quel pizzico di rischio che comporta discendere un canyon, sia pure in formato mignon, a piedi: si può infatti essere travolti da un’ondata di piena, oppure finire nei vortici o ancora rischiare l’assideramento. Per questo - più che per altri sport estremi - sono assolutamente sconsigliate l’improvvisazione e il fai-da-te. «La cosa migliore per chi vuole avvicinarsi al torrentismo - consiglia Alessandro De Simoni, 39 anni, 12 anni di esperienza, istruttore della Scuola Nazionale di Canoyng dell’Aic -. «Un corso di primo livello si articola su 5 giorni. Può costare dai 160 ai 190 euro e permette di affrontare le prime discese nei torrenti, ma sempre in squadra». Alcuni di questi, non troppo impegnativi, sono vicini alla Capitale. «Il torrente più vicino a Roma per praticare il canyoning si trova nei pressi di Castel Madama, a Ciciliano - spiega De Simoni -. È il fosso di Spina Santa, che nasce dal monte Guadagnolo. Lungo circa un chilometro, ha cascate e salti di quasi 30 metri». Ma il canyon più popolare tra i «torrentisti» romani è forse il Fosso di Riancoli, affluente del fiume Turano, tra il lago omonimo e l’uscita di Carsoli. «È un torrente con dei tratti in forra, incassati in fondo a una gola, con salti anche di 10 metri, in cui si possono fare molti tuffi di piede, una delle cose più divertenti del canyoning!».