Scudi e talleri per raccontare la storia

Luciana Baldrighi

Sette secoli di vicende storiche del capoluogo ligure sono documentati da 1.200 monete esposte a Palazzo dei Giureconsulti di via Mercanti 2 a partire da domani per mezzo di una bella mostra dal titolo «Storia di Genova (1138-1814)» che rimarrà aperta fino al 19 marzo.
Nelle belle sale del palazzo milanese restaurato dall’architetto Luca Beltrami, il percorso espositivo inizia dal 1138 quando Genova ottenne dall’Imperatore il diritto di battere moneta. L’itinerario si chiude tuttavia nel 1814 quando la Repubblica fu annessa al regno di Sardegna e cessò quindi di produrre monete proprie.
Si tratta di una selezione di 1.200 monete in oro, argento e mistura provenienti dalla collezione della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, tutte battute dalle zecche del territorio della Repubblica di Genova.
La mostra organizzata non solo dalla Banca Carige ma anche dalla Storica Banca Cesare Ponti, accoglierà il visitatore anche più impreparato attraverso un percorso di grande qualità e rarità. Potranno essere ammirati gli scudi con il Castello e quelli con la Madonna Regina di Genova che hanno lasciato una profonda traccia nella vita quotidiana della città al punto da influenzare proverbi, fare nascere tradizioni nuove, come quella di appendere sulla culla dei bambini neonati uno scudo con la Madonna per invocarne la protezione.
Lo scudo è solo una delle tante tipologie di monete battute a Genova: infatti non mancano accanto allo scudo, i genovini, i grossi, i denari, e più avanti le quadruple, le doppie, gli zecchini, le lire, i soldi, comprese anche le monete con iscrizioni in lingua araba realizzate apposta per gli scambi con i Paesi del Levante con cui Genova mantenne durante i secoli, strette relazioni, ponendosi come punto di incrocio tra l’Europa cristiana e l’Oriente musulmano.
Tra le tante vicende storiche prese in esame ci si imbatte in mostra anche nel periodo in cui i Duchi di Milano Francesco I e Galeazzo Maria Sforza diventano Signori di Genova dal 1464 al 1466 il primo, mentre dal 1466 fino al 1476 il secondo. Una dominazione che influenzò l’iconografia delle monete con la produzione di Ducati in cui il Castello, simbolo della città ligure, è sovrastato dal Biscione Sforzesco.
Tra i pezzi esposti monete uniche come il Genovino di Paolo Campofregoso del 1488, le venticinque doppie del 1636, le Dodici doppie e mezza del 1677, le dieci Doppie del 1641, lo scudo dell’Unione del 1715, il Tallero per il Levante del 1677, lo scudo di Giovanni Andrea I Doria di Loano, il Mezzo Scudo di Carlo Spinola di Ronco.
«Uno scudo di meno, ma il mio mugugno». Un antico proverbio genovese dice bene quanto sia irrinunciabile per gli abitanti del capoluogo ligure il diritto al brontolio per il quale si è disposti a rinunciare anche a un po’ della tanto ricercata ricchezza. Di scudi, la Zecca della Repubblica di Genova ne ha coniati moltissimi nei settecento anni della sua storia. Vederli tutti insieme dà l’idea di quanto sia stata potente e colta questa «regina del mare» nascosta al centro del bel golfo ligure. Oggi il privato accosta il pubblico per conservare gioielli che altrimenti andrebbero perduti o mai mostrati.
Va ricordato che la Carige è la più importante banca ligure, capofila di vari gruppi bancari assicurativi in Italia. La stessa Carige ha finanziato alcuni restauri di monumenti milanesi come il mosaico della volta della Basilica di sant’Ambrogio. Il catalogo che accompagna la mostra è edito dalla Carige. L’ingresso è libero con orario dalle 10 alle 19.