Scuola di carità, la solidarietà va in classe

Per le ricerche gli studenti usano sistemi informatici di ultima generazione

Augusto Pozzoli

La storia della solidarietà milanese entra nei programmi di studio delle nostre scuole. Questo grazie all’iniziativa dell’Asp (Azienda servizi alla persona) Golgi Redaelli, una fondazione che ha ereditato l’esperienza sociale di enti che negli ultimi sette secoli hanno lavorato per soccorrere i poveri della nostra città, gli anziani, i disabili, i senza lavoro e senza casa. Un’eredità gelosamente custodita in uno degli archivi storici più preziosi che ora vengono messi a disposizioni della scuole medie e superiori perché i ragazzi possano studiare come i loro avi hanno cercato di rispondere ai bisogni della fascia di popolazione più debole.
L’iniziativa, che va sotto il titolo di «La scuola di carità», è arrivata alla sua seconda edizione, a presentarla il presidente dell’ente Rodolfo Masto e il direttore scolastico regionale Mario Dutto. La prima edizione ha coinvolto già una trentina di scuola che hanno lavorato soprattutto sui temi dei minori del secolo scorso. Quest’anno si propone di approfondire la conoscenza di alcune figure fondamentali della storia degli istituti che sono oggi rappresentati dal Golgi Redaelli. Figure di benefattori, di amministratori, di scienziati, o anche di assistiti che si segnalano per la loro esperienza particolarmente avvincente. Come quella di Antonio Gasparoni detto il Gasparone, il brigante ciociaro più celebre dello Stato della Chiesa nei primi anni dell’Ottocento che, dopo 45 anni di carcere senza processo fu esiliato alla «Pia casa» di Abbiategrasso dove morì a quasi 90 anni nel 1882.
Tra i grandi personaggi proposto per lo studio dei ragazzi figurano poi il premio Nobel Camillo Golgi, che fu primario della «casa degli incurabili», sempre ad Abbiategrasso, fino a Ezio Vigorelli, presidente dell’ente subito dopo la Liberazione.
«Il nostro intento - ha ricordato Rodolfo Masto - è quella di mettere a disposizione dei ragazzi che domani saranno i futuri cittadini e dirigenti, il valore della cultura sociale della nostra città così come ci è stata tramandata. Un modello di intervento che coniuga managerialità e sensibilità, e che fa di Milano un esempio che merita di essere seguito. E la scuola mi pare proprio il luogo più idoneo perché questo patrimonio non vada perso».
Le classi che intendono essere coinvolte nell’iniziativa potranno trovare un supporto da un gruppo di tutor particolarmente esperti nel lavorare su materiali d’archivio. Inoltre «La scuola di carità» ha a disposizione anche una piattaforma informatica realizzata da Semantic Internet Innovation attraverso cui non solo è possibile avere a disposizione i materiali di ricerca, ma anche creare delle comunità che si scambiano i lavori e si confrontano.