Scuola, casa, assistenza Gli immigrati al Comune costano 50 milioni

Palazzo Marino lancia l’allarme dopo il veto posto dai giudici alle
espulsioni dei clandestini. De Corato: "L’integrazione costa, così è
insostenibile". Moioli: "È impossibile spendere di più"

Con altre ondate di immigrazione il destino del Comune è il dissesto economico. A lanciare l’allarme proprio Palazzo Marino, dopo che un giudice ha scarcerato due clandestini egiziani in applicazione della sentenza della Corte costituzionale che smonta le misure anti-clandestini del pacchetto sicurezza, stabilendo l’impossibilità di espellere chi si trovi in condizioni di indigenza. «Porte spalancate a tutti producono dissesto finanziario - sintetizza il vicesindaco Riccardo De Corato - l’integrazione si fa con il denaro, perché gli enti locali devono poi mettere in campo assistenza sanitaria, case popolari, servizi per la scuola e la famiglia attività di sostegno alle fragilità da parte del terzo settore».
A Milano un cittadino su sei è straniero, e l’immigrazione straniera in 30 anni è passata dall’1,3% al 16,1%. «Una crescita impressionante, + 854%, senza dimenticare che la composizione è stravolta - ha aggiunto De Corato - Perché nel 1980 le nazionalità numericamente più rappresentate erano gli svizzeri (erano 1.673), i tedeschi e i britannici. Oggi invece domina la componente afroasiatica, che comporta ben altre esigenze. È vero che si tratta di cittadini regolari, ma ai Comuni paradossalmente toccherà ora farsi carico pure dei clandestini, perché dopo la sentenza della Consulta ormai sono di fatto inespellibili. A Milano si stimano 50mila irregolari, che continueranno a crescere, e chiederanno assistenza sanitaria, case». «E i Servizi sociali di Milano già oggi incidono per gran parte del bilancio del Comune - ha concluso il vicesindaco - La via d’uscita è pertanto l’immigrazione sostenibile, che è un concetto tutt’altro che astratto».
Ma quanto costano gli immigrati? Nel bilancio del Comune alla voce «Immigrazione» si prevede uno stanziamento di 12 milioni e 380mila euro, ma si tratta solo di spese specificamente dirette agli stranieri residenti. Non tengono conto, insomma, della quota di servizi sociali che sono diretti agli immigrati nel campo della scuola, delle case popolari, dei sussidi, dell’assistenza socio-sanitaria. «Quella voce è solo una piccola parte - conferma l’assessore al Sociale Mariolina Moioli - la spesa per immigrati è incalcolabile. Milano è un Comune avanzatissimo, e in un certo senso non voglio neanche calcolare quanto costano i bambini che vanno a scuola, perché la scuola è un diritto di tutti i bambini, e non m’interessa sapere se hanno gli occhi neri o blu». «Certo - dice l’assessore - con i chiari di luna della finanza pubblica è stata una scelta straordinaria del sindaco e dell’amministrazione quella di non toccare i fondi per il sociale, e investire ancora di più sarebbe impossibile. Se dovesse nascere un bisogno ulteriore dovremmo ragionare bene su come sostenerlo».
In città ci sono 22mila bambini nelle scuole, e il 25 per cento di questi sono figli di immigrati, 1.500 sono i posti per i senza tetto, 400 per i rifugiati politici, 15mila gli assistiti a domicilio. Le comunità straniere sono cento. «Per il Sociale - calcola ancora l’assessore Moioli - la spesa totale ammonta a 700 milioni, 265 di spese correnti, 250 di personale, 200 in conto capitale».
Gli immigrati sono un sesto dei milanesi. Per la Lega arrivano a beneficiare di fondi e contributi dal 40 al 70%. Secondo un vecchio studio della Banca d’Italia in tutto il Paese erano il 5% e «assorbivano» il 2,5% della spesa sociale. Mantenendosi su una stima prudenziale a loro toccherebbe una «fetta» di spesa sociale pari alla metà della loro incidenza sulla popolazione. Dunque a Milano un dodicesimo, pari a 58 milioni.