Scuola fa crac: 200 studenti restano a casa

Amara sorpresa per gli studenti iscritti allo Studium,
istituto paritario di via Ferranti Aporti. Quando si sono presentati
per conoscere il calendario delle lezioni il custode ha detto: "L’attività? E' chiusa..."

Amara sorpresa per 200 studenti milanesi iscritti allo Studium, istituto paritario di via Ferranti Aporti. Quando si sono presentati per conoscere il calendario delle lezioni hanno trovano un custode di poche parole: «L’attività? - si è limitato a dire - è chiusa...». Subito una pioggia di proteste, dei ragazzi e delle loro famiglie. «Abbiamo già pagato mediamente 2500 euro – dice un padre disperato – e a pochi giorni dell’inizio delle lezioni, senza alcun preavviso, veniamo a sapere che lo Studium ha chiuso i battenti. Abbiamo i figli in strada e ora dobbiamo cercare per loro una nuova scuola; è un vero e proprio disastro».
Il caso è già arrivato sul «tavolo» del responsabile scuole private dell’Ufficio scolastico regionale, che pure non ha ancora avuto dallo Studium alcun segnale, in un senso o nell’altro. E allora ieri è partito un fax indirizzato a Franco Opice, gestore della scuola, in cui lo si «minaccia» di denuncia per interruzione di pubblico servizio nel caso in cui non riprenderanno le lezioni. I genitori degli alunni, che si ritengono truffati, sono già sul piede di guerra e a loro volta pronti a rivolgersi all’autorità giudiziaria.
Lo Studium è un istituto privato storico che fino a qualche anno fa era ritenuto abbastanza autorevole. Ma alla morte del suo fondatore pare che sia cominciato il declino. E mentre si «consuma» questo caso il cui finale è tutto da vedere, alla vigilia della ripresa delle lezioni - 8 settembre - ecco arrivare dal direttore scolastico regionale Anna Maria Dominici la tradizionale lettera di auguri ai ragazzi e ai loro genitori, questa volta una sorta di manifesto programmatico: «È nostro intento proseguire e dare ancora più forza alle azioni compiute nella diffusione della cultura scientifica, nell’orientamento, nell’apprendimento delle lingue, e ancora, nell’integrazione degli alunni diversamente abili (...)».