La scuola federalista che piace a Confindustria

È meglio una scuola per tutti o una scuola per ciascuno? La risposta a questa domanda, ovvia eppure sostanziale, è il punto di partenza della riforma della scuola superiore e dell’istruzione professionale voluta da Roberto Formigoni e dalla sua giunta e caldeggiata da Confindustria, che punta a una formazione dei giovani qualificata e adatta all’inserimento nel mondo del lavoro. Il progetto federalista vuole dare attuazione a ciò che è già previsto dalle leggi italiane e cioè la potestà «concorrente» con lo Stato nel sistema dell’Istruzione ed «esclusiva» della Regione in quello dell’Istruzione e Formazione professionale. Da qui l’appello del governatore: «Il governo non ci metta il bastone tra le ruote. È necessaria una regionalizzazione delle competenze, in linea con la tendenza europea e nel rispetto delle competenze che ci assegna la Costituzione».
Tra le novità più rilevanti della riforma un sistema di accreditamento degli istituti pubblici e privati, che saranno così rafforzati nella loro autonomia (anche nella scelta e nella retribuzione degli insegnanti); un sistema di valutazione degli istituti da parte di un’authority super partes; l'introduzione per i ragazzi di una «certificazione delle competenze» acquisite, anticamera del superamento del valore legale del titolo di studio. La sintonia tra Pirellone e industriali (e la loro comune distanza dai progetti del governo) è chiara da molte prese di posizione, sintetizzate anche nel corso del recente convegno organizzato da Assolombarda su «Autonomia e qualità della scuola in Europa».
Lo scontro è con la politica accentratrice di Palazzo Chigi e con l’opposizione dei sindacati, che temono di perdere aree di influenza consolidate. Oltre alla critiche del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni (che è arrivato a definire Formigoni «un Pierino») ci sono atti precisi in direzione opposta. Al di là del tanto parlare di attuazione del titolo V, la Camera ha convertito un decreto legge che di fatto tenta di sottrarre alla competenza delle Regioni gli istituti tecnici e professionali. E tutto ciò quando la riforma cerca di dare loro un ruolo più forte. Spiega Formigoni: «Con il nostro Pdl superiamo il modello scolastico italiano tutto centrato sulla priorità dei licei a discapito dei canali tecnici e professionalizzanti».
Nella riforma si parla anche di valorizzazione della tradizione educativa lombarda. E il tema è declinato nell’attualità dal caso del libro su «Islam e scuola» realizzato con il supporto dell’Ufficio scolastico per la Lombardia e destinato agli insegnanti perché possano approfondire un tema così importante nelle scuole. Nel testo tra l’altro si legge che «la Bibbia è un lungo racconto sull’alleanza tra un popolo e Dio, mentre il Corano è un testo multi tematico e multi dimensionale, trasmesso a un uomo ma concepito da Dio». L’assessore regionale all’Istruzione, Gianni Rossoni, ne riconosce il valore «per aumentare l’integrazione degli alunni e delle famiglie che provengono da Paesi musulmani». Ma invita a non dimenticare le priorità: «Il primo compito della scuola è trasmettere l’identità e i valori della nostra tradizione».