Una scuola come luogo d’incontro

Non solo via Ventura. A Milano esiste un’altra realtà riguardo agli studenti di origine araba. Molti di loro hanno infatti deciso di frequentare le scuole italiane per scelta autonoma o spinti dai genitori, senza per questo rinunciare alle proprie radici.
«Volevo studiare in una scuola italiana. L’arabo l’ho imparato in seguito per conto mio, quando in estate andavo a trovare i nonni in Egitto». Karim è nato a Milano 18 anni fa. I suoi genitori si sono stabiliti in Italia negli anni Ottanta. Il giovane dice di amare questa città anche se non esclude un giorno di tornare in Egitto. «Se qui non riesco a trovare lavoro posso sempre tornare al Cairo - osserva -. Per questo è importante sapere l’arabo e conoscere la cultura del posto». Karim non è l’unico a pensarla così. La primavera scorsa diversi genitori egiziani si sono organizzati per assicurare ai figli una pagella riconosciuta nel loro Paese: 700 ragazzi, dalla terza elementare alla prima superiore, provenienti da Milano e dal Nord Italia, si sono cimentati al Palalido nelle prove organizzate dal Consolato egiziano di Milano per equiparare i titoli di studio italiani con quelli egiziani.
Intanto proprio in questi giorni anche a Varese sono sempre più numerosi gli immigrati, soprattutto marocchini, che vanno a scuola per imparare o rispolverare la lingua di origine. Un articolo a firma di Roberto Rotondo apparso sul quotidiano online VareseNews, spiega come si tratti di un fenomeno in aumento. Gli allievi studiano nelle aule messe a disposizione dalla scuola pubblica grazie a un trattato internazionale tra Roma e Rabat, firmato in Marocco nel 1998, che prevede scambi interculturali e corsi di arabo agli immigrati. L’orario è di un paio d’ore settimanali. Gli stipendi degli insegnanti e i libri sono a carico del governo marocchino. Unica condizione: niente lettura del Corano. Pare che alcuni genitori italiani abbiano chiesto di portare i loro figli alle lezioni. Per ora sono in lista di attesa.