Scuola, meno fondi per lo studio «La tassa rifiuti svuota le casse»

Tagliati i fondi del diritto allo studio alle scuole milanesi. Per recuperare la Tarsu (tassa rifiuti) inevasa. Una questione che pareva risolta sin dal 2001 quando il ministero si impegnava a dare i soldi alle scuole perché facessero fronte al pagamento del servizio raccolta rifiuti.
Di fatto, però, da Roma sono arrivati fondi assolutamente insufficienti e così le scuole hanno continuato a essere gravate di debiti nei confronti del Comune. E alcuni giorni fa l’amara sorpresa: l’assegnazione dei fondi per il diritto allo studio avveniva con una forte decurtazione.
Un esempio viene dalla scuola media Arcadia-Pertini: su 21mila e 500 euro veniva riconosciuto un finanziamento inferiore a 8mila euro. In pratica un terzo del dovuto. Analoga situazione è già stata segnalata in altri istituti, per lo più tutti situati in periferia, dove cioè i fondi sono particolarmente necessari per fronteggiare tutte le situazioni di disagio sociale.
Immediata la reazione dell’associazione scuole autonome che ha chiesto già un incontro urgente con l’assessore all’Educazione Mariolina Moioli perché siano recuperate le risorse oggi negate. «La forzatura operata dal Comune – dice Gianni Gandola, a nome dell’associazione - è francamente sorprendente, ai limiti dell’illegittimità vera e propria. Si tratta infatti di questioni (e di capitoli) completamente diversi in quanto la natura delle somme in uscita non è la stessa per la quale i soldi vengono poi recuperati. Il diritto allo studio, cioè i contributi che l’ente locale ha sempre erogato alle scuole, è una cosa, la tassa rifiuti un’altra.
Non solo, ma non sono le scuole il soggetto attivo che dovrebbe farsi carico di questa imposta, bensì lo Stato, il ministero della Pubblica istruzione. In questo modo, l’iniziativa del Comune risulta assurdamente punitiva nei confronti degli istituti scolastici che, in questa vicenda, dovrebbero avere solo un ruolo di tramite».
Tutto ciò accade nonostante l’ultimo decreto cosiddetto «mille proroghe» del passato governo che ha definitivamente chiarito che la Tarsu deve essere liquidata direttamente dal ministero. Questo per il futuro, ma per il passato restano le questioni aperte da cui sono appunto scaturiti i tagli ai fondi del diritto allo studio.
Fondi che ormai rappresentano per le scuole l’unica risorsa per migliorare la qualità del servizio. Conclude Gandola: «Naturalmente riducendo i finanziamenti per il diritto allo studio il Comune va a colpire di fatto le fasce più deboli (area del disagio, stranieri, ecc.) che sono quelle che in genere fruiscono del sostegno delle somme assegnate alle scuole statali, all’interno dei vari progetti didattici».