Scuola, primo sì alla riforma Gelmini

Il governo Berlusconi ha ottenuto alla Camera con 321 sì, 255 no e due astensioni la sua sesta fiducia sulla riforma della scuola voluta dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini

Roma - Il governo Berlusconi incassa alla Camera con 321 sì, 255 no e due astensioni la sua sesta fiducia sulla riforma della scuola. Il centrosinistra contesta il governo ed il ministro Gelmini, che non ha partecipato al dibattito in Aula sulla fiducia. "La riforma della scuola che il governo impone con il voto di fiducia si scrive Gelmini ma si legge Tremonti, unico ministro che decide per tutti gli altri ministri bidelli", tuona Silvana Mura dell'Idv rilevando che nel testo "ci sono solo tagli". Sulla fiducia vota no pure l'Udc. "Sono d'accordo sul fatto che la reintroduzione del voto in condotta o del grembiulino non migliorerà la situazione drammatica in cui versa la scuola, ma rimane il fatto che il titolare dell'Istruzione, contrariamente alle sue promesse ne sta cambiando il volto senza avviare prima un dibattito ampio e senza il consenso dei protagonisti del comparto". E Maria Coscia del Pd ribadisce che "il vero autore del decreto è Tremonti, secondo cui la scuola italiana, sebbene buona, è troppo costosa"; che "dall'opposizione non c'é stato nessun comportamento ostruzionistico ma solo la voglia di confrontarsi sul merito"; e che il "pasticcio contenuto nel decreto impedisce di costruire un futuro per il Paese".

La maggioranza si schiera a difesa del decreto. "Più che una riforma, la mia credo sia una manutenzione della scuola, che rimetta al centro la sfida educativa in collaborazione stretta con la famiglia", sostiene il ministro Gelmini ricordando lo "sforzo in atto da parte del governo per riqualificare la spesa" che, nel settore della scuola, si traduce in "un riposizionamento delle risorse". "Vogliamo una scuola dell'efficienza, del rigore e della serietà", sostiene la leghista Paola Goisis, secondo cui "chi si scandalizza per il decreto con la fiducia non ha idea della situazione della scuola italiana, i cui problemi vanno risolti". Sulla stessa linea anche Fabio Garagnani (Pdl), secondo cui "non è questione di grembiule e di voto in condotta ma di lavorare alla qualità della scuola italiana". Dunque, un decreto "per mettere in sintonia la scuola con un Paese che vuole cambiare e voltar pagina, prescindendo dalle barriere ideologiche".

Le novità del decreto Il decreto Gelmini che tra le varie misure prevede il ritorno al maestro unico e del voto in condotta viene contestato dagli esponenti dell’opposizione non solo nel merito, ma anche nel metodo, mentre compatta è la maggioranza: il requisito dell’urgenza - lo ha detto ancora ieri il ministro dell’Istriuzione Maria Stella Gelmini - sussiste pienamente. Inoltre la fiducia, ha spiegato il ministro, è stata decisa "per via dei tempi stretti" e per l’opposizione che si preparava a fare ostruzionismo. "Più che una riforma, la mia credo sia una manutenzione della scuola", continua la Gelmini aggiungendo che "la scuola a cui penso recupera dal passato principi attualissimi ma guarda al futuro, ammodernando e colmando alcuni gap come quello delle lingue straniere". La Gelmini ha ricordato lo "sforzo del governo per riqualificare la spesa" che, nel settore della scuola, si traduce in "un riposizionamento delle risorse sull’innovazione tecnologica". Il ministro dell’Istruzione conferma la necessità di "riqualificare la spesa: spendere meno per spendere meglio" e cita alcuni esempi concreti di intervento nel campo dell’innovazione tecnologica legata al mondo della scuola: "Pagelle on-line, prenotazione via telematica dei colloqui con i professori, internet per la didattica e il lavoro dei docenti, lavagne digitali, rilevazione delle assenze via mail e cellulare", anche per contrastare l’abbandono scolastico al di là dell’aggiornamento dell’anagrafe. A tutto ciò, il ministro aggiunge "la riforma delle classi di concorso per colmare alcuni gap, ad esempio sull’insegnamento delle lingue straniere, l’aumento dei servizi alle famiglie e il superamento dell’incapacità della scuola di fare rete fra gli istituti scolastici".

La polemica in Parlamento Per Idv e Pd il ricorso al voto di fiducia è "una scelta gravissima" e rappresenta "una minaccia alla democrazia". Per Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, "si spaccia per riforma quello che altro non è" ossia "un taglio di 8 miliardi all’istruzione, con la conseguenza di un ridimensionamento dell’offerta sulla scuola". Tutto questo "senza nemmeno la possibilità di confrontarsi per un minuto in Parlamento tra maggioranza e opposizione". Dello stesso parere è Antonio Rusconi, capogruppo in commissione Istruzione al Senato, secondo cui la decisione dell’esecutivo è una "una minaccia alla democrazia, sia perchè ignora le valutazioni fortemente negative espresse in questi giorni da insegnanti, presidi, rettori, ricercatori, studenti e famiglie, sia perchè nega all’opposizione il dibattito parlamentare, svalutandone di fatto il proprio ruolo di fronte al Paese". Il ministro per le politiche giovanili, Giorgia Meloni, osserva, invece, che "servono risposte immediate e coraggiose" per risolvere i problemi della scuola". E all’opposizione risponde: "La maggioranza farà il suo lavoro, che è quello di dare risposte ai problemi centrali dell’Italia".