Scuola, è tempo di iscrizioni E resta il nodo tempo-pieno

È fissata al prossimo 27 gennaio la scadenza per la presentazione della domanda di iscrizione al prossimo anno scolastico. Lo stabilisce il ministero della Pubblica istruzione attraverso la circolare 74, primo atto che porta la firma di Mario Dutto, attuale direttore generale agli ordinamenti e fino a qualche settimana fa responsabile della scuola milanese. Interessati a questa operazione i genitori che hanno figli che il prossimo anno dovranno frequentare la prima classe di materne, elementari, medie e superiori. Un provvedimento necessariamente legato alla legge vigente, la numero 59, che, in particolare per le elementari e le medie, deve fare i conti con le riforme attuate dall’ex ministro Letizia Moratti.
Confermata, dunque, la possibilità di iscrivere i bambini alla prima elementare con un anno di anticipo. In pratica basta che compiano i sei anni entro il 30 aprile 2008. La domanda va presentata comunque in una sola scuola e, precisa la circolare di Dutto, nella scuola del territorio. Si può chiedere un’altra scuola lontana da casa a patto però che ci sia posto.
Per Milano come è noto, oltre il 95 per cento delle classi risultano a tempo pieno, con una specifica caratteristica: che ad ogni classe è previsto il doppio insegnante, con la possibilità di avere in compresenza i due docenti per 4 ore settimanali, per svolgere attività di classi aperte, attività di arricchimento e di recuperi. In realtà da un paio d’anni le risorse di personale messe a disposizione dal ministero non bastavano a soddisfare questa domanda. Così in molte scuole si assicurava un servizio di 40 ore settimanali, mensa compresa, ma non le compresenze. Un rimedio forzato, che ha da sempre sollevato critiche e discussioni, perché costringe i dirigenti scolastici a organizzare un orario settimanale complesso e comunque non più in grado di offrire un servizio più qualificato.
Questa esperienza ha così portato a presentare un’offerta di servizio alternativo: un servizio che salvaguarda le compresenze e, quindi, la qualità dell’insegnamento, ridotto però a 38 ore settimanali. In pratica in questa prospettiva si arriverebbe a un orario scolastico di quattro giornate la settimana piene e il venerdì solo mezza giornata di lezione. Una soluzione che in alcune scuole è già stata tuttavia respinta dai genitori preoccupati di dover rinunciare a una mezza giornata di scuola mentre loro sono al lavoro.
Il nodo potrà essere sciolto soltanto quando si conosceranno le risorse di personale messe a disposizione dal ministero della Pubblica istruzione.