Scuole a caccia del cliente-studente

Striscioni all’ingresso delle scuole milanesi un po’ ovunque, con le scritte Open day, ossia «Giornata di scuola aperta». A fine gennaio (la data precisa non è ancora nota, si aspetta di conoscerla dalla prossima circolare ministeriale) scade il termine per presentare le domande di iscrizioni al prossimo anno scolastico. E in questa prospettiva le scuole cercano di mettere in mostra le loro migliori qualità, per conquistarsi il cliente-genitore. In genere si punta sull’offerta più accattivante, e davvero ormai ce n’è di ogni specie. Si va dalla scuola specializzata nell’accogliere gli alunni disabili senza abbassare il livello generale di istruzione (la scuola media di via Vivaio, ad esempio) al liceo sportivo che consente a chi pratica attività a livello agonistico di conciliare sport e studio (come all’Istituto Milano dove sono iscritti i ragazzi dell’Inter e altri atleti noti come la campionessa di nuoto Federica Pellegrini).
Per le famiglie questo è un momento delicato: si trovano di fronte a una scelta su cui si gioca il futuro scolastico dei figli, alle superiori in particolare. Come si sceglie? In una recente indagine dell’Istituto Iard per conto della Provincia. Il primo dato che emerge è questo: il giudizio emesso dagli insegnanti al termine della scuola media inferiore determina la scelta del corso di studi delle superiori. «Per chi esce da questo ciclo scolastico con “ottimo” o “distinto” – spiega il sociologo Roberto Biorcio che ha commissionato la ricerca – la scelta è quasi sempre il liceo. Per chi ha raggiunto il livello di “sufficiente” l’orientamento prevalente è la formazione professionale. I percorsi e il destino scolastico degli studenti delle superiori appaiono quindi in gran parte già decisi dalle esperienze e dai risultati conseguiti nel ciclo precedente». Il liceo (lo scientifico, in particolare) resta comunque la scelta di maggior prestigio per le famiglie. Anche quando non ci sono i presupposti di attitudine e preparazione per poterlo affrontare. Non è un caso che, come dimostra lo stesso rapporto Iard, proprio nei licei dove approdano soprattutto gli “ottimi” e, quindi, per tradizione decisi ad andare avanti sicuri, si scoprono sempre più frequentemente casi di ragazzi che invece si accorgono dopo qualche mese di non farcela e chiedono di conseguenza di cambiare scuola se non addirittura di orientarsi verso un corso diverso. Questo dimostra che non sempre il giudizio degli insegnanti della media ha preso il sopravvento. Che altre logiche sono prevalse nella scelta.
Significativo il commento di Renato Carletti, ricercatore dello Iard: «Il prestigio della scuola generalmente ritenuto non importante nel consigliare i figli, lo sia invece in maniera rilevante per le madri di figli iscritti ai licei, soprattutto al classico (per uno studente su 4), dove insomma si fanno scelte per assicurare prestigio allo studente e, quindi, alla famiglia».