«Se arriva il virus siamo in grado di isolarlo»

Rita Gismondo, microbiologa del Sacco: «Il piano è pronto». Al via la sperimentazione di un siero pre-pandemico

Roberto Bonizzi

State buoni (se potete). Esperti, virologi, professori e scienziati cercano di tranquillizzare l’opinione pubblica. «In Lombardia non abbiamo mai riscontrato la presenza del virus H5N1. Controlliamo periodicamente dal ’99 gli allevamenti intensivi e, dopo le disposizioni del ministero della Salute, anche quelli rurali a cielo aperto e i volatili selvatici. A oggi non esiste nessun caso». Ci pensa Ana Moreno Martin, dirigente del Reparto di virologia e sierologia sperimentale dell’Istituto zooprofilattico di Brescia, a rassicurare sul presente. «In futuro potrebbe arrivare il virus lungo le rotte migratorie, questo è certo. Ma le istituzioni e le autorità sanitarie sono pronte a isolarlo - prosegue l’esperta -. Le specie più a rischio sono i germani reali e i gabbiani. Nessun pericolo, invece, per piccioni e canarini».
Notizie positive anche da parte di chi sta studiando il vaccino. «A giorni partirà la sperimentazione di un siero pre-pandemico - dice Anna Prugnola, direttore scientifico della Chiron, laboratori con sede a Siena, la prima azienda farmaceutica a mettere a punto l’antidoto per l’H5N1 -. Negli ultimi due anni abbiamo fatto grandi passi avanti e per la prima volta nella storia davanti a un evento del genere siamo già in possesso di un vaccino». Non si tratta della cura per garantire immunità in caso di trasmissione del virus da persona a persona, la temuta pandemia. Ma quasi. Al 90 per cento è lo stesso vaccino. «Adesso - continua Prugnola - partiranno i test su 520 pazienti a Genova, Siena e Chieti. Diciamo che in caso di pandemia ci basterà modificare l’ultimo tassello dei dieci che costituiscono il siero, a seconda del virus mutato che verrà isolato nell’uomo. In tre mesi la cura immunizzante sarà pronta: potrà essere disponibile il primo milione di dosi, riservate a operatori sanitari, addetti alla sicurezza e ai trasporti, per poi arrivare, con una crescita esponenziale della produzione nell’arco complessivo di un semestre, alla protezione totale di tutte le fasce della popolazione italiana».
In Lombardia l’aviaria non c’è, ma se uccelli infetti dall’H5N1 dovessero fare tappa nel Parco del Ticino o nelle oasi naturali del Wwf a Ovest di Milano, come prevedono gli esperti, tutto è pronto. «Se si riscontrasse la presenza del virus scatterebbero misure che sono già state studiate - spiega Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia dell’ospedale Sacco, una dei tecnici nella task force regionale -. Il documento guida messo a punto dalla Regione è di venerdì scorso. Un eventuale animale morto a causa dell’influenza aviaria in Lombardia non ci coglierà impreparati. Il super laboratorio del Sacco è pronto».
Anche se l’influenza dei polli dovesse arrivare in Lombardia i rischi di una pandemia sono ancora lontani. «È una probabilità statistica che ci suggerisce la storia - afferma il direttore della Clinica di malattie respiratorie della Statale di Milano, Luigi Allegra -. Personalmente penso che non abbiamo assolutamente da temere una grande pandemia. Niente di nemmeno lontanamente paragonabile alla Spagnola del 1918, perché il mondo del 2006 non è quello di allora. La popolazione mondiale è diversa, è più preparata e non esce da una grande guerra. Oggi abbiamo farmaci e tecnologie». Poi l’esperto parla di sintomi: «Non dovranno essere febbre e tosse a preoccuparci - avverte -. Le vittime dell’H5N1 sono morte con sintomi polmonari devastanti, soffocati da una mancanza di ossigeno, spesso complicata da terribili emorragie. Ma tutto ciò è molto lontano da noi, che viviamo in condizioni igieniche e sanitarie totalmente diverse e possiamo contare su strategie ad hoc. Se mai ci sarà una pandemia, l’Italia si difenderà meglio degli altri Paesi» assicura Allegra.