Se le Brigate rosse ripartono dalle moschee

L’individuazione delle moschee (insieme agli stadi, paragonati alle banlieue francesi) come «luoghi di aggregazione e di espressione del disagio sociale da cui partono le lotte» da parte dei militanti della cosiddetta Seconda posizione delle Brigate rosse, nelle intercettazioni diffuse dalla Digos di Milano, costituisce un segnale che non va sopravvalutato, ma nemmeno sottovalutato. Vi è infatti una preoccupante identità di analisi fra i brigatisti e alcuni esponenti dell'ultra-fondamentalismo islamico, che s'ispirano apertamente alla «dottrina Carlos», elaborata dal famoso terrorista venezuelano convertito all'islam che sta scontando l'ergastolo in Francia, e che dal carcere scrive libri e intrattiene una fitta corrispondenza con diverse personalità della sinistra internazionale, fra cui il presidente venezuelano Hugo Chavez. Carlos propone l'alleanza in funzione anti-americana e anti-israeliana fra quanto resta del terrorismo anti-imperialista e comunista e il terrorismo islamico che riconosce l'egemonia di Al Qaida.
Senza volere assolutamente paragonare l'ultra-sinistra no global, la cui violenza nella maggior parte dei casi rimane puramente verbale, alle Brigate rosse, né i neo-fondamentalisti come Tariq Ramadan ad Al Qaida, non si può tuttavia fare a meno di riflettere sul fatto che gli sproloqui dei brigatisti e di Carlos trovano una sponda e una possibile legittimazione intellettuale in cattivi maestri. Anche una certa ultra-sinistra, e lo stesso Tariq Ramadan, inneggiano all'incontro fra movimenti di «resistenza anti-imperialista» islamica e movimentismo no global, e nei loro scritti non si trova quella condanna chiara e netta di gruppi terroristi come Hamas o Hezbollah che consentirebbe di interpretarli come semplici opinioni politiche e non come giustificazioni della violenza.
Passando dalla teoria alla pratica, a favore dell'imam El Korchi di Ponte Felcino, presso Perugia, in carcere con gravissime accuse di terrorismo, è sceso in campo in questi giorni il Campo Antimperialista, già noto per avere invitato in Italia esponenti e apologisti della cosiddetta «resistenza irakena» e averli fatti incontrare con militanti dell'ultra-sinistra nostrana. Vantando «ottime ragioni» che forse derivano da rapporti personali, il Campo Antimperialista esalta gli arrestati di Perugia, in puro stile Carlos, come «militanti islamici antimperialisti» vittime di una «sordida persecuzione antislamica» messa in opera da uno «Stato di Polizia» che ha il solo scopo di «terrorizzare l'opinione pubblica».
Se si prescinde dal carattere un po' ridicolo delle tesi - davvero il governo Prodi guida uno «Stato di Polizia» che terrorizza i poveri militanti comunisti e anti-americani? - gli interrogativi sui rischi che si corrono diffondendo così apertamente brandelli di «dottrina Carlos» rimangono. Ai tempi del governo Berlusconi le iniziative del Campo erano almeno frenate non concedendo i visti agli invitati stranieri. Con il governo Prodi il Campo Antimperialista sembra godere di un'ampia licenza di invitare in Italia più o meno chiunque. Ora annuncia un seminario internazionale a Isola Polvese, dal 31 agosto al 2 settembre. Potrà dire quello che vuole, anche dopo la sua assurda difesa dell'imam El Korchi e i durissimi attacchi al ministro Amato, perché le sue iniziative sono sostenute da esponenti dei partiti dell'ultra-sinistra, senza il voto dei quali Prodi (e anche Amato) andrebbero a casa.
Massimo Introvigne