Se chi vota centrodestra è trattato da criminale

Cari lettori del Giornale, vi hanno iscritti nel registro degli immorali. Siamo iscritti noi che scriviamo e voi che leggete questo giornale e i milioni di italiani che votano centrodestra per convinzione, per paragone o per disperazione e preferiscono Berlusconi al nulla. La nostra non è un’opinione come le altre, una scelta libera e motivata, ma sarebbe un atto spregevole di servitù e di complicità con l’immoralità e la criminalità.

Se a dirlo non sono solo i politici del fronte avverso ma la cultura, e si scomodano Socrate e Kant come testimoni, vuol dire che qualcosa di malato e allucinato serpeggia nelle menti oscurate dall’odio. Chi vota per il centrodestra viene accusato, in un editoriale di Barbara Spinelli su La Repubblica, di essere «un palo di politici infettati dalla mafia»; un palo, capite, i milioni di italiani che votano il Pdl stanno lì a far la guardia alle imprese criminali perché non arrivi la polizia o La Repubblica... Ma il peggio viene dai piani alti della cultura.
C’è un libro uscito in questi giorni, di una stimata ordinaria di filosofia, Roberta De Monticelli, La questione morale, che già in copertina si presenta così: c’è «una sorprendente maggioranza d’italiani» che «approva e nutre la corruzione a tutti i livelli, lo scambio di favori, lo sfruttamento di risorse pubbliche a vantaggio di interessi privati, la diffusa mafiosità». Il testo scomoda grandi tradizioni di pensiero per denunciare che oggi sono arrivati i barbari al potere e godono del sostegno di una barbarica maggioranza. Si accenna pure al giornale che sarebbe stato «prostituito a lungo da tal Renato Farina» per conto dei servizi segreti italiani (nessun accenno a chi ha «prostituito» i propri giornali a servizi segreti stranieri, magari sovietici, e non furono pochi). E, dopo aver ridotto a criminalità il governo e i suoi elettori, la filosofa lamenta «la violenza del dibattito pubblico». Alla faccia, dopo che hai chiamato criminale il tuo avversario politico e complice chi lo vota, vuoi sperare in un dibattito mite e ragionevole? Lasciamo stare l’invettiva e lo sconcerto, restiamo alla ragione. Proviamo a muovere delle osservazioni.

Primo, il potere politico ed economico italiano è accusato di essere in combutta con la mafia dalla nascita della Repubblica, anzi prima. Perfino lo sbarco degli americani in Sicilia avvenne in combutta con la mafia. Do you remember Lucky Luciano? Per decenni il potere democristiano e dei suoi alleati è stato accusato di trescare con la mafia, il processo Andreotti ne fu l’apoteosi. Nel caso di Berlusconi, invece, l’accusa del tribunale non è quella di essere sceso in politica trescando con la mafia, ma di aver dovuto pagare qualche tangente alla mafia quando era imprenditore. Deprecabile e censurabile cosa, se fosse confermata. Ma non riguarda la politica, fino a prova contraria, e riguarda tanta grande imprenditoria del Nord che ha dovuto cimentarsi con alcuni territori e alcuni ambiti. Se si indagasse sui grandi gruppi imprenditoriali... Insomma, era prassi accontentare poteri locali, pagando mazzette a politici e affaristi mediatori, anche mafiosi, ma «senza distintivo». Questa era la Prima Repubblica, e questo rischia di essere pure la Terza perché non dimentichiamo che sull’alleato siculo dei moralisti finiani e della sinistra, Lombardo, pende un’accusa del genere; non di aver dovuto pagare dazio alla mafia, ma di associazione mafiosa. Dicevo, Prima Repubblica. Già, la De Monticelli cita l’Italia di alcuni secoli fa, ma dimentica l’Italia di alcuni anni fa. Quando parla di favori, clientele, raccomandazioni, mafiosità e corruzione, non ricorda che questa era esattamente la Prima Repubblica. Ha mai sentito parlare di galoppini, di voto clientelare di scambio, di tangenti e di appalti truccati? Beh, era la vita ordinaria di quell’Italia. Perché l’immoralità sarebbe arrivata adesso? Quel metodo di potere ha un nome preciso e infame, partitocrazia.

Per spostarci sul piano degli elettori, io ricordo tanta gente che votava perché aspettava il posto, l’aiutino, la licenza dal potere politico, ecc. Oggi, sarà perché la macchina pubblica è smunta, ma prevale il voto d’opinione sul cambio merci, si vota più per convinzione che per convenienza. Critichi pure la scelta di voto, ma non può dire che milioni d’italiani traggono profitto personale da quel voto. Poi, signora, decida. Non può accusare il potere di aver diffuso l’arbitrio e la licenza e poi accusarlo di autoritarismo e di combutta con la Chiesa. Le due cose sono in contrasto. Sul piano delle idee, non può liquidare il decisionismo come figlio del nichilismo; semmai il decisionismo è una risposta al nichilismo, al vuoto di valori, di scopi e di autorità. Giusta o sbagliata, ma una risposta, non un effetto del nichilismo. E non può liquidare grandi filosofi come Heidegger al rango di meschini opportunisti perché contaminato con il regime nazista, dopo aver considerato esempio di moralità Norberto Bobbio che fece la stessa cosa con il fascismo, giurò fedeltà al regime, anche dopo le leggi razziali e andò in cattedra con i buoni uffici dei gerarchi fascisti...

Ma tutta questa visione etica e politica è guercia, giudica e s’indigna con un occhio solo. E qui torno al tema di fondo, l’immoralità. Io ricordo da ragazzo quell’accusa: proveniva dai conservatori che credevano ai principi morali e ideali, al decoro e al rispetto, alla legge e all’onestà. Quel mondo fu aggredito e ridicolizzato per decenni, accusato di moralismo bacchettone, quel mondo fu spazzato via dal vento del ’68, dalla partitocrazia e dai sindacati, dal primato del partito sulla verità, dall’uso ideologico e spregiudicato della storia, dalla negazione dei meriti e delle responsabilità personali, dal relativismo etico e la distruzione della famiglia, del senso religioso e dell’amor patrio, dai due pesi e due misure nel giudizio tra una criminalità politica da condannare e un’altra da esaltare, magari cancellando i massacri compiuti. Da quella porca Italia, sul piano dei valori e della moralità, è venuto fuori il nostro presente immorale. E ora riscoprite la questione morale e ve la prendete con gli italiani che sarebbero loschi complici dell’Immoralità solo perché votano Berlusconi? E loro sarebbero, in virtù del consenso elettorale che esprimono, gli immorali e i portatori di immoralità? Ma fatemi il piacere, ritrovate senno e moralità nelle vostre argomentazioni, ricomponetevi... Perché se la filosofia smette di pensare e si limita a inveire, si fa tonina e grillina, cioè inutile e meschina.