Se L’Orizzonte diventa verticale

Il figlio del creatore del mitico cruciverba ha pubblicato il primo libro sulla storia dell’enigmistica

Ha quasi cento anni di vita, compare sui giornali di tutto il mondo, in molteplici lingue e svariate forme. Eppure nessuno ha mai pensato di raccontarne la storia. Triste sorte, quella del cruciverba: apprezzato da tutti (persino Bill Clinton ne fece uno, pubblicato poi sul «New York Times»), considerato il passatempo più diffuso negli Stati Uniti e protagonista, in Italia, di una testata come la «Settimana Enigmistica» che tira in media un milione di copie, non è citato in nessun volume di storia del giornalismo né di storia dei consumi di massa. Fino ad ora. Ha riempito la lacuna il milanese Stefano Bartezzaghi, figlio di Piero, creatore del mitico cruciverba di pagina 41 della «Settimana Enigmistica», con il corposo saggio «L'orizzonte verticale», edito da Einaudi, che sarà presentato questa sera allo Spazio Oberdan (ore 20.30, viale Vittorio Veneto 2, ingresso libero) in una serata con Ernesto Franco al termine della quale si proietta il film «Marathon-Enigma a Manhattan» di Amir Naderi.
Nel ripercorrere a ritroso la storia del cruciverba (data di nascita: 21 dicembre 1913, sul «New York World»), Bartezzaghi si è imbattuto in più di una sorpresa: «Ho impiegato dieci anni a scrivere questo libro: il materiale scovato era inesauribile e stupisce che mai nessuno abbia voluto approfondire la storia di questo passatempo. Forse perché parla al singolo e non produce una memoria collettiva di riferimento come accade ad esempio per i fumetti». E aggiunge: «È un gioco, dunque appartiene a una categoria di rilevanza controversa: la sostanza di ogni gioco è indubbiamente frivola, ma le forme che i giochi prendono hanno molto spesso relazioni solide, ancorché nascoste, con ciò che gioco non è».
Il cruciverba ha infatti tante anime quante sono le lingue e le nazioni cui è rivolto: «C'è quello francese, colto e difficile, quello inglese, che ha una organizzazione grafica diversa da quello americano. E poi il cruciverba italiano, semplice nella struttura e culturalmente popolare nei contenuti», commenta Stefano Bartezzaghi che, sulle orme del padre e del fratello maggiore Alessandro, ha fatto dell'enigmistica il suo mestiere.
La storia del cruciverba va di pari passo con quella dell'alfabetizzazione in Italia: se il primo «indovinello delle parole incrociate» comparve sulla «Domenica del Corriere» nel '25, è con la «Settimana Enigmistica» che i termini orizzontale e verticale divennero un passatempo nazionale.
Il tutto anche grazie a Piero Bartezzaghi, «il P.» per gli amici, dalla sigla che era solito porre sul suo cruciverba a schema libero, il più difficile. Nato a Vittuone, nella provincia milanese, da famiglia modesta, Bartezzaghi padre lasciò un impiego sicuro nel mondo della chimica per l'enigmistica a tempo pieno, cui approdò grazie a una precoce abilità. Modesto e riservato (si definiva un impiegato), morì non ancora 56enne nell'ottobre dell'89 lasciando alla «Settimana Enigmistica» schemi per parole crociate fino all'agosto dell'anno successivo.
In una delle sue rare interviste disse: «Sono stato testimone di molti cambiamenti. Il piacere delle serate con gli amici è stato sostituito con la tv, il piacere di passeggiare o di leggere il giornale in tram dalle nevrosi della propria auto. Il piacere di risolvere parole crociate è rimasto lo stesso».