Se ne ’è andato il «dottor Sandro», la memoria storica del Giornale

Se n’è andato in punta di piedi, così come aveva sempre vissuto, con discrezione il dottor Alessandro Bionda, per anni della famiglia del Giornale, a causa di uno di quei mali che ti vengono i brividi solo a sentirlo nominare. Tutto nel giro di un anno: di ritorno dalle vacanze l’anno scorso in agosto la diagnosi. Poi le cure, purtroppo inutili.
Se ne è andato in una stanza del reparto cure palliative dell’Istituto tumori, circondato dall’affetto della moglie Giustina e dei figli Stefano ed Emilia che, con amore e con la stessa discrezione che lui ha trasmesso loro, lo hanno seguito durante tutto questo anno. Una vita discreta quella del «dottor Sandro» ma contrassegnata da un forte attaccamento al lavoro. E anche di esperienza: lo scorso mese di ottobre aveva festeggiato (con pochi intimi, tanto era il desiderio di non voler apparire) i 50 anni nel campo dell’editoria. Prima alla vecchia Mondadori, dove aveva iniziato; poi alla sede milanese della Fieg, poi al Sole 24 Ore per approdare poi al Giornale, in qualità di Direttore amministrativo. Un’esperienza mai tenuta per sé, animato com’era dalla voglia di trasmettere le sue conoscenze a chi collaborava con lui. Centrando in pieno l’obiettivo.
Dal 2000 era in pensione, «sa, tutte queste tecnologie». Anche se le tecnologie le sapeva usare eccome. Tanto da chiedergli di rimanere, come collaboratore, a sovrintendere all’ufficio legale, lui memoria storica. Dove è rimasto fino allo scorso mese di giugno, quando ormai proprio non ce la faceva più. Se ne è andato in punta di piedi alla soglia dei 70 anni. E ora farà un certo effetto quella scrivania vuota. Negli ultimi tempi voleva passare al «tu» e ogni tanto timidamente lo faceva: «Coraggio, in fondo potrei essere suo figlio Stefano; anche io ho 40 anni». Ma una punta forse di pudore, forse di distacco faceva ricadere sempre nel «buongiorno». Ciao dottor Sandro, riposi in pace: in Paradiso gli atti di citazione non arrivano. A quelli continueremo a pensarci noi.