Se numeri e musica

Erone, Pitagora, Eudosso, Archimede e la numerosa compagnia «numerica» degli antichi matematici lo hanno catturato da giovane, appassionandolo alla matematica per la vita: eppure Giorgio Israel, matematico che, dote rara, ha coniugato il talento di saper far di conto al dono della bella scrittura, non farebbe cambio con nessuno di loro. Non «invidia» la scoperta di teoremi antichi. Dato il perimetro, lui non estrae solo un lato delle cose, ma preferisce dedicarsi all’infinito: o almeno provarci, come farà domani, al Festival dei saperi di Pavia, dove terrà una lectio che oltre alla matematica chiama in causa la musica, per provare a governare il fluire dell’eterno.
Professore, musica e matematica, come coordinate dell’infinito, sono un tema assai fascinoso che ha radici nell’antichità
«Nella tradizione occidentale il rapporto fra musica e matematica si basa sul riscontro che i suoni in grado di produrre armonia sono regolati dalle proporzioni. Le origini di questa idea risalgono al pitagorismo e all’armonia delle sfere celesti ripresa da Platone e Cicerone: due corpi legati a corde di lunghezze diversa emettono suoni differenti. Poi Sant’Agostino e la tradizione cristiana hanno fatto della musica una scienza matematica».
Questo passo a due sembra non lasciare posto a fantasia ed ispirazione
«La teoria di una «musica matematica» perdurerà fino al Seicento: le sonate di Bach nascondono un ritmo fatto di conti e proporzioni. Poi a scompaginare tutto sarà il Romanticismo con l’irrompere del sentimento».
Lei sembra avere simpatie per la musica romantica: ma che musica ascolta un matematico?
«Per la verità sul mio I Pod c’è tutto Bach e poi anche i romantici: dico solo che fu l’Ottocento ad interrompere lo stretto rapporto fra matematica e musica. Anche nella Dodecafonia la matematica ritorna ad avere un ruolo tecnico nella musica, ma gli equilibri sono ormai rotti e le due discipline non viaggiano più parallele».
Che cos’altro c’è sul suo I Pod?
«Rock, non duro, da Paul Simon ai Dire Straits»
La matematica oggi non è più una delle arti del quadrivio?
«Il sistema Trivio-Quadrivio si è spezzato. Oggi la matematica ha un ruolo più ampio, mira a descrivere la realtà, anzi forse troppo».
Come troppo?
«Secondo me la matematica non dovrebbe occuparsi troppo delle scienze sociali ed economiche. In questi campi è utile, ma occorre cautela. Al di fuori delle scienze naturali la matematica non ha ancora raggiunto i risultati che ha invece conseguito nella fisica».
Come viene insegnata la matematica oggi ai giovani?
«Male, con un misto di approcci non ben coordinati: alle elementari è troppo empirico, con forbici e colla per fare geometria; alle superiori con un metodo tradizionale, noioso e ripetitivo. Il «buon vecchio» metodo euclideo è l’approccio giusto: invece oggi si ha la presunzione che i ragazzi capiscano la matematica applicativa che per loro è difficile perché prevede un rapporto con la realtà che ancora non hanno».
Ma i numeri primi sono davvero così soli come nel libro di Giordano, suo «quasi collega» fisico prestato alla letteratura?
«Non direi: piuttosto sono strani e misteriosi e non si è ancora trovata una regola che ne disciplini l’occorrenza e il loro diradarsi. Ecco questa è una bella sfida all’infinito».