«Ma se si azzera la riforma ci saranno meno assunzioni»

I responsabili del personale di cento imprese: norme efficaci. Il 71% accetterebbe contributi più alti

Felice Manti

da Milano

La legge Biagi trova altri difensori, cifre alla mano. Secondo una ricerca condotta dalla società Msc (Management, consulting & selection) condotta su un campione di 100 responsabili delle risorse umane, una «drastica revisione» della riforma del lavoro approvata dal governo Berlusconi porterebbe a una riduzione delle assunzioni. Il sondaggio, realizzato nei giorni scorsi dalla società di ricerche del gruppo Adecco, porta alla luce le forti preoccupazioni delle aziende, che sarebbero anche disposte a sopportare «costi più elevati» pur di mantenere in vita i contratti flessibili introdotti dalla legge che porta il nome del giurista ucciso dalle Br.
«La ricerca è stata fatta su un ampio spettro di società, dal settore farmaceutico alle multinazionali, da quello metalmeccanico alla grande distribuzione - dice Antonio Rispo, amministratore delegato della società che l’ha condotta - e dunque è sufficientemente rappresentativa. Dal sondaggio emerge che questa legge ha dato risultati molto positivi, secondo il 98% degli intervistati. Non solo le aziende, ma anche i lavoratori hanno avuto una possibilità che prima non c’era: quella di fare esperienza per un periodo di tempo sufficientemente lungo per mettersi in mostra».
Secondo la ricerca, infatti, uno dei meriti della legge Biagi è stato quello di «scoprire i talenti» (per il 68%) e di «testare» sul campo le capacità dei neolaureati (63%), che arrivano nel mondo del lavoro senza l’esperienza che tante aziende vorrebbero. «Un altro aspetto positivo della legge del quale però si parla pochissimo - sottolinea Rispo - è il “reinserimento dei senior (47%) rimasti senza lavoro”. È stata proprio la crisi degli over 45 a ingessare ulteriormente il mercato del lavoro. Questa fascia d’età è riuscita a reintrodursi efficacemente grazie ai famosi contratti a progetto previsti dalla legge». Senza questa flessibilità, stando ai numeri, l’assunzione di nuovo personale, giovane e meno giovane, sarebbe seriamente compromessa.
Quello che emerge dal sondaggio è che la legge Biagi è certamente migliorabile. Per il 52% dei responsabili delle risorse umane è però necessario lasciare immutata «la struttura della riforma», mentre il 17% è disposto ad accettare l’eliminazione di figure contrattuali come staff leasing (lavoratori in affitto) e job on call (lavoro su chiamata), che peraltro sono utilizzate da appena il 2% delle aziende.
Ma la ricerca dice anche che pur di difendere l’attuale impianto della legge Biagi, Il 71% delle aziende sarebbe disposto ad accettare «maggiori costi sul lavoro flessibile». Affermazioni che smontano senza pietà l’impianto di riforma annunciato in campagna elettorale dal leader dell’Unione Romano Prodi. Il premier ha sempre detto di voler «scoraggiare» le imprese dall’assumere personale con contratti a tempo determinato aumentando le relative aliquote fiscali e cercando (con il famoso taglio di cinque punti del cuneo fiscale promesso in campagna elettorale) di spingere le aziende a concedere fiducia a tempo indeterminato alle nuove leve. Una speranza che questo sondaggio fa morire all’alba.
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