«Serraval» l’incanto di un giardino

«L’umanità proviene da un giardino», diceva nel secolo scorso il grande scrittore tedesco Rudolph Borchardt facendosi cantore di un sentimento della natura che la modernità sembrava da tempo aver assopito. Il giardino, come grande e potente metafora della vita, ci racconta infatti tutta la storia della nostra civiltà, parlandoci dell’origine del senso, dei fondamenti stessi della nostra visione della realtà e del nostro tentativo di abitarla e di costruirla. Anche nelle nostre città, dove la bellezza del giardino ci si svela magari inaspettatamente nel segreto di luoghi difficilmente accessibili e di vie poco percorse, il genius loci di virgiliana memoria rappresenta ancora il luogo del dialogo fra natura e arte: da esso possiamo apprendere i misteri che ancora ci parlano dal passato, il modo di interpretare la vita che costruisce il nostro presente, i progetti e le utopie per i tempi a venire. Pensiamo per esempio a come l’arte dei giardini abbia formato e abbia rappresentato le grandi visioni simboliche, culturali e politiche di tutte le epoche della nostra storia: dall’antichità classica, al grande rinascimento europeo, dalla cultura estetica del Settecento alle ricostruzioni dei grandi scenari naturali della nostra contemporaneità. La Francia di Luigi XIV rappresenta con ogni probabilità uno dei momenti più significativi del connubio fra l’uomo e la natura proprio attraverso l’arte del giardinaggio, che in tal senso viene a costituire la più straordinaria immagine simbolica del suo mondo di valori e di ideali. In questo mondo, nel quale la ragione non ha timore a confrontarsi anche con il mistero e la follia, ci introduce il romanzo della scrittrice milanese Silvana Baldini, Serraval (Lampi di stampa), che racconta le vicende di un architetto di giardini proveniente da Venezia che viene incaricato dal giovane re di Francia Luigi, di realizzare il famoso parco di Versailles. La speranza e l’entusiasmo dell’impresa lo portano a progettare uno spazio magnifico, un autentico mandala tibetano, inseguendo nell’amato Oriente i segreti dei numeri e la sapienza iniziatica degli antichi saggi; da qui, dopo il suo inspiegabile arresto per opera dello stesso committente, si sviluppa il racconto di una vicenda misteriosa e intricata, che si intreccia con le trame politiche del potente re francese, e che trova però ancora nel giardino, come affermava il dotto fiammingo Justus Lipsius nel XVI secolo, lo spazio «dal quale sono nati quegli abbondanti rivi di sapienza che noi beviamo e che, con un fecondo diluvio, hanno circondato il mondo». «Che cos’è in fondo un giardino - si chiede Serraval - se non un luogo dove non giungono i clamori del mondo, dove il tempo non conosce altra scansione che quella della semina e della raccolta del germoglio e della fioritura? Un luogo dell’ordine e della ragione?».