Sesso e ricatti: Sos Racket denuncia un ex prefetto

Denuncia delle associazioni anti-racket. Un ex prefetto a capo del fondo nazionale per le vittime dell'usura ricattava le donne che si presentavano a chiedere aiuto: accesso al fondo in cambio di favori sessuali. Pronta la denuncia in tribunale

Milano - Ricattava donne vittime dell'usura con minacce di blocco dei loro procedimenti se non si concedevano a lui. Le associazioni "Sos racket e usura" e "Sos Italia libera" hanno raccolto le testimonianze di sette giovani che denunciano le violenze sessuali e i ricatti subiti da un ex-prefetto dell'anti-racket romano che controllava il fondo nazionale per le vittime dell'usura.

Sette vittime Tra le vittime vi sono due donne, una di Milano e un'extracomunitaria residente a Torino, che erano minorenni all'epoca dei fatti. Le altre sono una 38enne di Brescia, una bergamasca di 40 anni e alcune modelle ingaggiate per uno spot anti-usura, in realtà mai realizzato. In tutti i casi il prefetto prometteva accesso al fondo nazionale in cambio di favori sessuali e nel caso la vittima si rifiutasse, sosteneva di avere amici in molte procure italiane e minacciava di bloccare i procedimenti penali avviati dalle donne.

Le testimonianze in un video In un video la 38enne bresciana ha raccontato la terribile parabola che l'ha trasformata da vittima dell'usura a vittima di ricatto e violenza sessuale. Nella testimonianza, la donna ripercorre tutte le fasi della vicenda: il primo incontro col prefetto nel 2006, gli approcci iniziali dell'uomo che le chiede di dargli del tu e poi la invita nella sua abitazione privata per guardare le carte, salvo presentarsi con l'accappatoio slacciato mettendo in evidenza i genitali. Fino ai due tentativi di forzare un rapporto sessuale, preceduti da minacce e violenza fisica.

Pronte a testimoniare Un'altra donna, 40 anni di Bergamo, racconta, in una telefonata che nel settembre scorso l'ex prefetto le garantì l'accesso a 700mila euro del fondo in cambio di un rapporto sessuale consumato in un albergo del centro di Torino. Entrambe le donne garantiscono di essere pronte a ripetere le accuse davanti a un magistrato.