Sesso fatale, muore per un gioco erotico

RomaDa antica forma artistica di legatura giapponese a pratica sessuale killer. Gli esperti di sadomaso conoscono bene lo Shibari, meglio noto come Kimbaku, una tecnica di bondage che può diventare pericolosissima se eseguita da mani poco esperte. Venerdì notte, a Roma, nel praticarla una ragazza di 24 anni è morta e un’altra, di 23, è finita in ospedale n gravi condizioni. L’uomo che aveva legato le due giovani in varie parti del corpo con una corda fatta poi passare su un tubo metallico orizzontale a due metri da terra nel vano caldaie del garage di un complesso di uffici pubblici dell’Agenzia delle Entrate e dell’Enav, in via di Settebagni, alla periferia della capitale, è stato arrestato con le accuse di omicidio preterintenzionale e lesioni volontarie.
È stato lui, Soter Mulè, un ingegnere meccanico romano di 45 anni non sposato, appassionato di fotografia e di giochi erotici estremi, a dare l’allarme intorno alle 4,45 di giovedì notte dopo aver cercato invano di tagliare i nodi con un coltello per salvare la ragazza che, come l’amica, si era sottoposta volontariamente alla tecnica. Non sarebbe stata la prima volta che i tre si incontravano e, a detta dell’uomo, le giovani, Paola Caputo, studentessa di Lecce fuori sede dell’università La Sapienza e Federica F., dipendente di una società che si occupa del servizio di reception dell’Enav, si sarebbero prestate volentieri al gioco come in altre occasioni. La stessa corda le teneva legate, ognuna ai due capi opposti, in vari punti fino al collo e leggermente sollevate da terra in un meccanismo simile a quello della bilancia. Ognuna faceva da contrappeso all’altra alternandosi in saltelli: una scendeva verso il pavimento e si dava una leggera spinta con la punta dei piedi che faceva salire in alto l’altra provocandole così uno strozzamento che durava alcuni secondi. E il soffocamento, secondo alcune tecniche erotiche, produce una sensazione simile all’orgasmo. Ad un certo punto, però, Federica F. sarebbe svenuta restando in terra e costringendo l’altra a restare impiccata in alto. I nodi con i quali erano state legate erano troppo stretti e lasciavano solo un minimo margine di elasticità. Paola Caputo è morta per soffocamento, l’amica è stata ricoverata in codice rosso all’ospedale Sant’Andrea, è in rianimazione ma non rischia la vita.
È stata proprio quest’ultima, che lavora nell’edificio come usciere, ad indicare il locale, tra l’altro aperto al pubblico, dove si sarebbero potuti appartare per dare sfogo alle loro perversioni al termine di una serata trascorsa insieme in un locale, bevendo alcool e fumando hashish. Nella macchina di Mulè gli uomini della squadra Mobile hanno scoperto una sorta di porno shop: c’erano riviste specializzate, frustini, diverse corde e altro materiale per bondage e pratiche sadomaso. Quando l’ingegnere si è accorto che una delle ragazze aveva perso conoscenza ha cercato di tagliare la corda che serrava i colli delle due, ma non c’è stato nulla da fare. Quando sono arrivati i soccorsi le ragazze erano completamente vestite. Soter Mulè è stato portato in questura e interrogato a lungo. Ha ammesso di essere stato lui a legare le due giovani amiche e raccontato che erano entrambe consenzienti. Dettaglio che non lo ha salvato dall’accusa di omicidio preterintenzionale che lo ha portato in carcere. Domani il gip Marco Mancinetti si pronuncerà sull’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura in sede di convalida dell’arresto.