"Sette in condotta per chi fuma a scuola"

L’assessore Landi propone bocciatura o sospensione per gli studenti che
non rispettano i divieti. A Milano sempre più tabagisti teenager:
cominciano a 15 anni e a 17 anni sono già incalliti

Si fuma di più e sempre prima. In controtendenza con gli ultimi dieci anni nei quali i tabagisti erano sensibilmente, ma costantemente diminuiti, negli ultimi 12 mesi si è registrata una svolta. In negativo. I fumatori sono aumentati, erano 11 milioni l'anno scorso, sono diventati 13 milioni quest'anno.
Milano non solo non fa eccezione, ma peggiora la statistica. Secondo i dati presentati dalla Doxa per conto della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori, in vista della giornata mondiale contro il tabacco il 31 maggio) un milanese su quattro si accende quotidianamente la sigaretta (contro una media nazionale del 20 per cento). Milano, tanto attiva quanto nevrotica, detiene anche il primato di donne fumatrici: una su cinque fuma (la media nazionale si ferma al 17.6 per cento). Ma dove e soprattutto quando si inizia a fumare? Dal campione preso in esame dalla Doxa si comincia a 15 anni e mezzo, ma la trasformazione da occasionale ad accanito per uno su due si compie entro i 17 anni.
Il periodo della scuola, dunque, è ancora il più a rischio. Tanto da far dire all'assessore alla Salute, Giampaolo Landi di Chiavenna: «Il 7 in condotta, come la sospensione e la bocciatura andrebbero legati anche al mancato rispetto del divieto di fumo per gli alunni pizzicati con la sigaretta in mano in aree no smoking». L'assessore che aveva già proposto la tassa di scopo di un euro sui pacchetti di sigarette, ha lanciato anche un appello: «Non lasciamo soli presidi e professori che sul fumo prendono provvedimenti impopolari». Un esempio su tutti: la preside del liceo classico Beccaria (990 studenti) Maria Guerrera, in sala durante la presentazione dei dati, ha dichiarato guerra al fumo nella sua scuola non solo abolendo le aree per fumatori (anche quelle in cortile), ma chiudendo a chiave i bagni dell'istituto, perché «il messaggio della scuola deve essere chiaro e univoco: non si fuma perché fa male e la scuola è un edificio pubblico - spiega -. Dire qui non si fuma, ma più in là lo puoi fare è un messaggio contraddittorio che non aiuta i ragazzi». Gli studenti fumatori ovviamente mugugnano non poco, ma - commenta l'assessore Landi di Chiavenna - «bisogna avere il coraggio di allargare le aree protette dal fumo, anche fuori dagli istituti scolastici». Che il fumo si combatta aumentando i divieti ne è convinto anche il professor Silvio Garattini, direttore dell'istituto Mario Negri: «Estenderei il divieto del fumo a parchi, spiagge, stadi, più si restringe il campo, più gente viene dissuasa». E nonostante l'amarezza di vedere nuovamente il numero dei tabagisti in crescita aggiunge: «Bisogna aumentare il prezzo del pacchetto: portarlo a 5 euro diminuirebbe il numero degli acquirenti soprattutto dei giovani. Mi stupisce vedere quanto sia sbagliata la loro percezione del rischio: hanno paura dell'aviaria o dell'influenza suina e non si rendono conto che il fumo provoca decine di morti al giorno». E non ultimo l'aspetto di carattere sociale del fumo. «Non si inizia a fumare da soli - sostiene Gianni Ravasi , presidente della Lilt milanese -. Si inizia in compagnia, spesso tra compagni di classe. Per questo dal prossimo anno partirà un esperimento pilota in alcuni licei per la campagna scuole senza fumo. Saranno coinvolti tutti: studenti, ma anche insegnanti». Soprattutto quelli fumatori.