Seveso, altri due giorni per svuotare le stazioni

Lotta contro il tempo per aspirare acqua e fango nelle fermate di Zara e
Sondrio. Ieri riaperta la Centrale. La Moratti vuol chiedere lo stato di
crisi per l’esondazione ma Formigoni la frena in attesa di valutare i
danni

Continuano a ritmo serrato, grazie alle massicce forze in campo (500 uomini che lavorano da 4 giorni quasi senza sosta) i lavori per asciugare le stazioni della linea gialla, Zara e Sondrio, mentre Centrale è stata riaperta ieri alle 6,35. Al momento è stato aspirato dai mezzanini il 90% della miscela di acqua e fango, tra giovedì e venerdì si dovrebbero completare le operazioni. Solo a quel punto si potrà scendere sottoterra per verificare l’entità dei danni a sistema elettrico, binari, impianti e ai treni rimasti sott’acqua per giorni e quindi capire anche quando potrà riprendere la circolazione a Zara e Sondrio e Maciachini, al momento garantita da bus sostitutivi. Deviate ancora le linee 5,7 e 31, potenziata la linea 4.
«È arrivato il momento di condividere le criticità. Quello del Seveso è un problema che la città subisce - lo sottolinea due volte il sindaco - da oltre 40 anni e credo che sia arrivato il momento di condividere le criticità». Letizia Moratti mette le mani avanti contro l’avanzata dell’opposizione che scarica sull’amministrazione colpe che stanno a valle. La lady di ferro ha deciso di far una volta per tutte chiarezza sul un enorme problema quello dell’esondazione del Seveso - la seconda in meno di due mesi - che ha messo ko la città e creato danni ingenti dal sistema delle metropolitane ai cantieri per la nuova linea 5, disagi a non finire per i pendolari, per non parlare del danno di immagine della città dell’Expo sotto i riflettori mondiali per la Settimana della Moda. «Ho già parlato con il presidente Podestà e con il presidente Formigoni per lavorare insieme e fare in modo che ci siano soluzioni perché le criticità del Seveso non scarichino su Milano quando ci sono situazioni di particolare gravità. Faremo a brevissimo una riunione tra Provincia, Regione e Comune perché ci sono tanti comuni interessati, non possiamo essere solo noi a subire i danni del Seveso quando ci sono situazioni di particolare gravità a monte del Comune di Milano». Che, tradotto, significa dalla provincia di Varese e di Como. «L’acqua non è solo di Milano - conferma MM - e il problema del Seveso non può essere risolto solo da Milano». Non è un caso che tutti i corsi d’acqua siano gestiti dall’alto magistrato per il Po, dall’Aipo (agenzia interregionale per il fiume Po) Comune, Provincia e Regione.
Ingenti i danni provocati dall’esondazione ma ancora impossibili da quantificare. Ieri il sindaco ha annunciato di aver chiesto lo stato di calamità: «Ho parlato con il presidente Formigoni per chiedere lo stato di calamità. Adesso invierò i documenti necessari perché poi è il presidente della regione che deve chiedere al governo lo stato di emergenza». Ma il governatore prende tempo: «È un processo da istruire perché si tratta di valutare i danni provocati». La risposta al sindaco «non può essere un sì scontato» ma frutto di un percorso di valutazione sui danni effettivamente provocati. «Ci auguriamo che una richiesta simile non si traduca in una boutade tuttavia riteniamo che il Sindaco debba spiegare - attacca il capogruppo del Pd Pierfrancesco Majorino che minaccia di far saltare la seduta del consiglio comunale di oggi se il sindaco non sarà in aula a riferire - perché ha cancellato gli interventi ipotizzati dallo stesso Comune tra il 2004 e il 2009 destinati a prevenire quanto si poi irrimediabilmente capitato».
In attesa che il governo sblocchi i fondi Fas (Fondo Aree sottosviluppate) già stanziati per finanziare lo scolmatore nord ovest e la vasca di laminazione di Senago, MM sta lavorando a una serie di progetti alternativi che dovrebbe presentare all’amministrazione entro fine ottobre. Ipotesi tecniche che potrebbero eventualmente sostituire lo scolmatore nord est stralciato dal bilancio del Comune per motivi di cassa.