La sfida dei folli: una maratoneta tra i vulcani

Porta con sé solo uno zaino di sopravvivenza: telo termico, giacca a vento, torcia e acqua. Nei quattro ristori i rifornimenti devono essere paracadutati

Antonio Ruzzo

Una scommessa. Tutto cominciò con una scommessa fatta la notte di Capodanno di qualche anno fa dopo il brindisi di mezzanotte con gli amici. Molti, in quei casi, tra i buoni propositi, giurano che cominceranno una dieta o che smetteranno di fumare. Laura Corti, milanese con la passione dello sport spiazzò la platea: «Nel 2000 farò una maratona...». E così fu. Qualche settimana dopo era sul Naviglio a correre e a sudare e a ottobre sotto lo striscione di partenza della Maratona di Carpi. Quattro ore e dieci minuti per i «classici» 42 chilometri e 195 metri, non male per una ragazza di 37 anni che di mestiere fa la consulente finanziaria e che fino ad allora aveva corso forse solo per mantenersi in forma. Ma quando ti prende il «tarlo» della corsa non si sa mai come va a finire. Così Laura ha continuato a correre. E oggi, dopo essersi «piazzata bene» nei 180 chilometri della «Marathon de sable» nel deserto del Sahara ed aver vinto la «100 miglia della Namibia» (160 chilometri nel deserto in quasi autosufficienza) si prepara a partire il 21 ottobre per la «Diagonal des fous» (la diagonale dei folli) cioè la gara che attraversa da Sud-Est a Nord-Ovest la Réunion, un’isola francese nell’Oceano Indiano proprio di fronte al Madagascar. «Ad essere sincera - racconta - questa è la seconda volta che partecipo anche se lo scorso anno ho fatto solo il percorso breve da 65 chilometri. E sono un po’ preoccupata... perché so già cosa mi aspetta». Il Grand Raid de la Réunion è una corsa estrema: 140 chilometri da percorrere in 60 ore in quasi autosufficienza tra foreste tropicali, vulcani da oltre duemila metri (quattro), sterrati, salite e discese. Si corre in zone impervie (in alcuni ristori i rifornimenti devono essere paracadutati) anche contro il caldo, l’umidità e il freddo. Insomma, tutto fuorché una passeggiata. «Ogni concorrente - racconta Laura - deve portare con sé nello zaino un kit di sicurezza che va dal telo termico, alla giacca a vento, dal fischietto alla torcia, dalle bende elastiche a un litro e mezzo d’acqua. Poi ci sono i punti di rifornimento dove si può mangiare e riposare. Ma ci si deve arrivare nei tempi massimi stabiliti altrimenti scatta la squalifica». In quasi tre giorni ininterrotti di corsa può succedere di tutto. Serve essere allenati con le gambe ma anche (forse soprattutto) con la testa perché si fa presto a «mollare». Laura non sarà sola. A farle coraggio ci sarà un «runner» 43enne di Madrid, conosciuto due anni fa in un raid «estremo» e da allora suo compagno anche nella vita. «La aspetterò - confessa Carlos - anche se credo che tra non molto le parti si capovolgeranno... vedremo».
Per preparare la «diagnonale dei folli» serve un allenamento da «folli» e non è un gioco di parole. «Quando sono a Milano - spiega Laura - cerco di conciliare tutto con il mio lavoro quindi mi alleno sui Navigli correndo dalla Darsena a Gaggiano avanti e indietro a volte anche di notte con il faretto in testa rischiando di essere scambiata per una pazza. Di massima non seguo tabelle anche perché in queste gare è impossibile fare calcoli: ci sono chilometri e chilometri di salite, tratti in cui ci si deve arrampicare, discese su sassi e radici quindi è chiaro che non si può mantenere un’andatura regolare come avviene per le maratone su asfalto. Anni fa quando chiesi un consiglio a Marco Olmo che ha già vinto diverse maratone del deserto e in questo campo è un vero “guru” mi rispose: “Corri...”. Ma è chiaro che la preparazione è fondamentale». Laura, che è seguita dal dottor Marco Rosa del centro Marathon di Brescia, ora corre spesso con il fidanzato: «Un paio di allenamenti alla settimana - spiega - e poi nei week end. Quando facciamo i “lunghi” di 60-70 chilometri si sfiorano le 15 ore di corsa: usciamo di casa alle sei e mezzo del mattino per rientrare verso le dieci di sera». Non uno scherzo. Così come l’alimentazione che deve essere il più equilibrata possibile quanto più ci si avvicina alla gara. Almeno in teoria. «Ci sto attenta ma non seguo diete particolari - confessa Laura -. Cerco di mangiare cose sane e prendo delle vitamine, nulla più. Integratori? Solo quando non ne posso fare a meno perché sinceramente preferisco un bel pezzo di formaggio grana, il prosciutto o i grissini. Sì lo so sono una “pasticciona” ma per me lo sport è fatto così...». E per fortuna, viene da dire.