Allo Sforzesco il «rinascimento» del design

Capitale della moda, del design, della pubblicità, capitale del contemporaneo: tutto questo è Milano, lo si sa (e non solo ovviamente). Ma quando il moderno si sposa con la bellezza dell'antico, quando il passato ispira la forza creativa e rivoluzionaria del nuovo, ecco che sembra compiersi un autentico miracolo, un evento che solo la grande arte può raccontare. E Milano è anche questo.
Ce ne si può accorgere visitando in questi giorni un luogo spesso dimenticato dagli stessi milanesi (come si sa a volte poco attenti ai tesori custoditi dalla loro città), cioè la galleria dei mobili del Castello Sforzesco, interna al Museo delle Arti Decorative, nel nuovo allestimento risalente al 2004 intitolato «Dagli Sforza al design» (con opere che vanno dall'Alto Medioevo agli ultimi anni del ’900), che fin dal suo nome rimanda a quella continuità fra splendore del passato e sfide del futuro che rappresenta per così dire uno dei più nobili collanti della storia della città nel suo insieme.
Proprio nelle sale della galleria, in occasione della pubblicazione del libro Il mobile italiano nelle collezioni del Castello Sforzesco a Milano (a cura di Claudio Salsi, Skira editore), che costituisce la guida completa ai capolavori in essa conservati, la Direzione delle Raccolte d'arte applicata e incisioni ha allestito infatti una mostra-dossier dal titolo Ispirati dal Rinascimento: Adriano Brambilla, Lodovico Pogliaghi, Milton Glaser. Arredo, decorazione e grafica pubblicitaria nel segno dei grandi maestri del XV e XVI secolo (Castello Sforzesco, Museo delle Arti Decorative, Sala XVI, fino al 25 febbraio 2007).
Il grande interesse della mostra è dato proprio dalla possibilità che essa offre di riconoscere quel miracolo e quella continuità, ponendo in relazione tre autori eclettici di diversa epoca e impegnati in attività diverse, quali la decorazione del mobile (Brambilla e Pogliaghi), il design e la grafica pubblicitaria (Glaser), con la grande tradizione del Rinascimento italiano, il cui modello viene da essi tradotto in un linguaggio assolutamente personale e innovativo. È la lezione di Raffaello e di Michelangelo, di Giovanni da Verona e di Piero di Cosimo, di Galeazzo Alessi e di Leone Leoni, quella che ispira in Adriano Brambilla e in Lodovico Pogliaghi la creazione di sfarzosi arredi da interno per illustri committenti, ma che agisce prepotentemente anche in Milton Glaser, pubblicista americano ancora in attività e noto per essere l'autore del fortunato logo «I love New York» risalente al 1976. Ecco che in Glaser la famosa e innovativa macchina da scrivere Valentine della Olivetti, uno dei capolavori del design industriale italiano, progettata da Sottsass nel 1969 e compresa poi nella collezione del MOMA di New York, nei suoi manifesti trova nuova vita all'interno di uno scenario fatto di quadri e intarsi lignei del periodo rinascimentale, che ne esaltano al contempo le qualità estetiche e la funzionalità: il design industriale si sposa con la bellezza classica e solo in questo continuo dialogo pensa il mondo di domani. «Uno crede di disegnare un oggetto - dice lo stesso Sottsass - e invece finisce per condizionare nell'uomo che lavora non solo il suo rapporto fisico con quell'oggetto \, finisce per condizionare il rapporto che esiste tra le emozioni, le fatiche \, la libertà, la distruzione, l'esaurimento, la morte e la “scena” sulla quale si svolge il lungo e breve dramma»: l'arte allora fa di più di quello che sembra fare, racconta la vita, ne annuncia il futuro, ma sempre con uno sguardo ispirato e volto a una bellezza antica che splende ancora oggi.