Siccità e uragani, il meteo diventa thriller

Termometro perennemente a quaranta gradi, bibliche invasioni di insetti, tempeste di vento, siccità, blackout energetici e la Terra che rischia l'estinzione a causa di una supereruzione del vulcano Toba nell'isola indonesiana di Sumatra - remake di quella terribile avvenuta 73mila e cinquecento anni fa - in grado di provocare tsunami pazzeschi e una nube nera che si espande su tutto il globo. E al centro un intrigo internazionale in cui oscuri poteri portano negli Usa, dove si sarebbe scoperta un’arma segreta che permette di modificare artificialmente il clima.
Che le previsioni del tempo siano da alcuni anni uscite dall'ambito quasi stregonesco dell'epoca del colonnello Bernacca per diventare oggetto di maniacale attenzione dei media è cosa risaputa. Ma che qualcuno pensasse che le bizzarrie atmosferiche diventassero materia romanzesca, questa è un'eccezione. L'innovatore si chiama Alessio Grosso, 37 anni, milanese, inventore del meteo thriller, genere che non trova corrispettivi in tutta Europa, eccetto scampoli cinematografici negli Usa. Gli scenari catastrofici sopra descritti sono raccontati in Apocalisse nera, terzo atto di una trilogia dedicata al clima impazzito (Apocalisse bianca, 2004, Apocalisse rossa, 2005). Il volume, pubblicato da Mursia, casa editrice che vanta un'apposita collana dedicata al meteo, sarà presentato mercoledì alle 18.30 alla libreria di via Galvani 24. Un appuntamento cui presenzieranno, oltre all'autore, due ospiti d'eccezione: il colonnello Giancarlo Bonelli e il maggiore Guido Guidi dell'Aeronautica militare. Quest'ultimo è un volto noto, chiamato da alcuni anni a curare alcune rubriche di informazione sulle previsioni del tempo per radio e tv: «Quella del meteorologo - puntualizza il graduato - è una figura che sta prepotentemente emergendo, anche se è bene sapere che per raggiungere certi livelli ci vogliono almeno dieci anni di studi».
Pur avendo una preparazione umanistica, Alessio Grosso appartiene a questa élite, avendo frequentato tutti i corsi dell'Aeronautica militare. Specializzazione che gli ha permesso di diventare caporedattore e previsore responsabile del sito Meteolive.it, quotidiano in rete legato all'azienda Meteo Italia, nonché apprezzato opinionista scientifico. «Noi siamo un po' dei pesci sul fondo dell'oceano - spiega l'originale scrittore -, insensibili alle cose che passano sopra le nostre teste. Assorbiamo acriticamente quello che ci propongono i media e ignoriamo le decine di saggi che trattano il problema del cambiamento climatico. Da qui è nato l'esperimento di fondere la narrativa con la scienza».
Nelle 349 pagine del nuovo libro gli appassionati lettori potranno trovare molti spunti di riflessione. A cominciare dal discusso effetto serra: «Quanti sono disponibili a rinunciare al proprio benessere solo perché la temperatura della terra nell'ultimo secolo si è alzata di un grado? È vero che ci stiamo riscaldando, ma in modo naturale e non è detto che il trend continui. Anzi, è stimato che il sole fra vent'anni avrà una minore attività. Questo preannuncia un futuro più votato alla glaciazione che al riscaldamento senza fine».
Opinioni poco allineate a un certo ambientalismo spesso ideologizzato che tende a vedere nell'uomo e nella tecnologia dei distruttori: «L'errore sta nel divinizzare la natura, che invece dobbiamo temere più dell'operato dell'uomo, anche se non significa che non abbiamo qualche responsabilità con quella piccola percentuale di contributo al riscaldamento globale dovuta ai gas di scarico delle auto, soprattutto diesel, e al riscaldamento domestico».
I circa trentamila lettori che conoscono le opere precedenti (un «successo per dei romanzi scientifici») e che non vorranno perdersi l'ultimo capitolo della trilogia non saranno sorpresi nell'apprendere qual è la micidiale arma in possesso di una natura leopardianamente matrigna: «Io punterei l'attenzione sui vulcani: sono loro che possono portarci alla catastrofe. Nei miei libri immagino ben sette eruzioni».
La questione «clima» è comunque apertissima e gli studiosi si trovano divisi. Se da una parte un ricercatore come Kary Mullis, premio Nobel per la Chimica, sostiene che «abbiamo accettato come verità l'idea che siamo responsabili del riscaldamento globale e del fatto che nella fascia di ozono ci sia un buco, che diventa sempre più grande, anche se non abbiamo prove scientifiche», dall'altra organizzazioni come il Wwf denunciano che ormai si parla di «disastri innaturali» e che la dimostrazione dell'effetto antropico sul pianeta sta scritta nel Millennium Ecosystem Assessment, pubblicato lo scorso anno, alla cui stesura hanno contribuito 1.300 esperti provenienti da 95 Paesi. Qualunque sia la prospettiva, insomma, l'effetto apocalisse è paventato da molti. E non è solo materia di romanzi.