Sicurezza stradale, come deve cambiare il Codice secondo la Fondazione Ania

Intervento del presidente Salvati alla commissione Trasporti. La necessità di semplificare la normativa. Riduzione della velocità: più tutor e telecamere sulle strade. Tolleranza zero per chi guida in stato di ebbrezza<br />

La sicurezza stradale è un’emergenza nazionale e le statistiche lo dimostrano. Dalla recente pubblicazione dell’Istat, si rileva che in Italia i morti per incidente stradale nel 2007 sono 5.131, il valore più alto in Europa dopo quello della Polonia. Le vittime sulle nostre strade sono 500 in più della Francia, 1.300 circa in più della Spagna, oltre 2.000 in più del Regno Unito, 180 in più della Germania che ha però 80 milioni di abitanti a fronte dei nostri 59 milioni. L’Italia evidenzia dal 2001 un calo della mortalità, ma è ancora lontana dall’obiettivo sancito dal Trattato di Lisbona di dimezzare le vittime entro il 2010.

Sul tema, con una serie di proposte, è intervenuta la Fondazione Ania per la sicurezza stradale, l’associazione presieduta da Sandro Salvati creata allo scopo di svolgere un’efficace attività di prevenzione dai rischi del traffico promuovendo, inoltre, l'educazione a una corretta circolazione stradale. E proprio in questa direzione si è tenuto l’incontro della Fondazione con la commissione Trasporti della Camera, nel corso del quale il presidente Salvati ha proposto un pacchetto di misure. Tra queste la semplificazione del Codice della strada attraverso l’individuazione di “poche norme di guida chiare e forti, mentre il Codice stesso si distingue per la sua complessità e per i continui interventi di modifica”. 

Altro argomento toccato, la riduzione della velocità. In proposito, per la Fondazione Ania, “è necessario che il governo intervenga con un incremento dei fondi per finanziare l’estensione dei controlli con le telecamere di sicurezza e i sistemi di verifica elettronici della velocità (tipo tutor), che svolgono un ruolo decisivo nello scoraggiare gli automobilisti a non rispettare i limiti di velocità”. Per l’associazione vanno poi “introdotte misure sanzionatorie, come la riduzione dei trasferimenti, nei confronti dei comuni che non adempiono a quanto disponel l’articolo 208 del Codice che prevede di destinare una quota pari al 50% dei proventi delle contravvenzionali al miglioramento della circolazione sulle strade”.

“Gli incidenti stradali – ha sottolineato Salvati - rappresentano la prima causa di morte tra i giovani. Per la Fondazione Ania è necessario educare i neoguidatori attraverso una riforma della patente di guida a livello europeo (migliore preparazione teorica e pratica, patente in prova per i primi tre anni, educazione stradale obbligatoria). Per l’alcol, causa del 30% degli incidenti, tolleranza zero e tasso alcolemico zero, nei primi tre anni di patente, sul principio anglosassone di ‘chi beve non guida, chi guida non beve”.