Il sindacato di polizia offre la pizza ai black bloc "Vengano a vedere se ci meritiamo le sprangate"

La singolare proposta viene da Franco Maccari, segretario della Coisp, che invita "a cena" i black bloc, per mostrargli il vero volto dei poliziotti che considerano "i loro nemici", in realtà uomini animati "da un profondo senso
di giustizia". Un invito ironico, che sottolinea l'urgenza di un dialogo tra le parti

Aggiungi un posto a tavola. Per far sedere allo stesso desco poliziotti, rappresentanti delle istituzioni e black bloc. Non è la ricetta di un tavolo istituzionale difficile da realizzarsi, ma la proposta che viene dalla Coisp, il sindacato di polizia. Lunedì un ristorante di Venezia accoglierà l'annuale ritrovo del sindacato, e i rappresentanti delle forze dell'ordine non si lasciano sfuggire l'occasione per divulgare un comunicato ironico, ma non troppo, che fa trapelare la necessità di un dialogo serio e costruttivo tra le parti, tra chi è incaricato di difendere l'ordine pubblico (la polizia), chi deve garantire che il loro lavoro sia il più semplice e efficace possibile (le istituzioni) e chi (le frange estreme dell'antagonismo) a dialogare non ci pensa proprio, preferendo guerriglia e devastazioni alle parole.

A colpire maggiormente, nella parole di Franco Maccari, segretario e in questo caso portavoce dell'iniziativa della Coisp non è l'invito alle istituzioni, in fondo riassumibile in un invito formale alle autorità, pure se in grado di mettere in allerta riguardo a quelle che vengono definite come "le esigenze della parte migliore del Paese", le richieste, i bisogni e le necessità di chi "a costo di tanti sacrifici personali, lavora per difendere la legalità e la sicurezza dei cittadini".

A lasciare il segno è invece l'invito al tavolo - poco istituzionale e molto concreto - di black bloc, antagonisti, anarchici, quale sia il nome che si vuole mettere in campo in sostanza la galassia di oppositori violenti, quelli delle devastazioni del 15 ottobre. Un invito che sa di voglia di farsi capire e confrontarsi - per una volta non "in armi" - con un gruppo che non si lascia trascurare e che vede nelle forze dell'ordine "i propri nemici". La galassia antagonista potrà in questo modo - continua Maccari - "decidere se i poliziotti meritano davvero di essere presi a pietrate, a sprangate o di essere incendiati nella camionette", o se invece il dialogo non sia una possibilità da mettere in campo e da preferire all'uso della violenza.

"Scopriranno - conclude Maccari - di trovarsi di fronte ad una comunità contraddistinta da grande umanità, da un profondo senso di giustizia, e da una ampia e civile condivisione delle istanze di equità sociale che provengono da larga parte del Paese", un'immagine di certo non molto allineata con la descrizione che degli "sbirri" fanno i militanti antagonisti.