Il sindaco sul referendum: «Si voti secondo coscienza»

Il sindaco a un convegno sulla procreazione assistita: «Lo Stato non può imporre una concezione etica, tre sì». Il ministro Giovanardi, critico, invita tutti all’astensione

Chiara Campo

«Tre sì, perché non accetto che lo Stato imponga ai cittadini una particolare concezione etica. Scelgano secondo coscienza». Il sindaco Gabriele Albertini ha le idee chiare su come voterà il 12-13 giugno al referendum sulla procreazione assistita. «Sì al primo quesito - riassume -, perché non voglio negare la possibilità di sviluppare la ricerca di nuove cure. Sì al secondo e terzo perché riguardano direttamente la salute della donna e del nascituro, di cui non posso essere io a decidere. Mi asterrò al quarto perché comporta implicazioni etico-sociali che riguardano le basi stesse della società».
E previene le accuse: «Astenersi non è una scappatoia furbesca, ma una presa di posizione, una risposta del tipo: “Secondo me, su queste cose non si decide con un referendum“». In maggioranza le posizioni sono divergenti: «Su temi di questo rilievo che hanno valore etico più che politico - sostiene - credo sia legittimo ma anche opportuno ragionare con la propria testa». Albertini si è confrontato coi suoi «consulenti nel privato, ho dialogato con esperti e uomini di Chiesa. Poi, mi sono affidato alla mia modesta persona e ho fatto una scelta». Convinzioni esposte ieri a Palazzo Marino al convegno «Per una scelta consapevole», sulle ragioni del referendum. «Albertini ragiona come gli schiavisti delle civilissime Georgia e Virginia», replica il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi. «Lincoln - prosegue - non accettava che schiavisti dicessero “io ho lo schiavo, se voi non li volete non usateli, ma non impedite a noi di farlo”. Io sto dalla parte di Lincoln che non accettò l’idea che ciò che era illegale al Nord fosse lecito al Sud». Il ministro, che ha invitato all’astensione, ha acceso la discussione anche citando l’eugenetica, «già usata dai medici nazisti, che a Norimberga hanno detto di aver fatto progredire la ricerca», paragone che ha suscitato le ire di un signore del pubblico, che si è alzato urlando «nazista sarà lei». Per Giovanardi la legge 40 in discussione è «giusta ed equilibrata, se dovessero prevalere i sì rischiamo la commercializzazione di materiale umano. Si va ben oltre la tutela della legge sull’aborto, che il governo non intende toccare».
Dirà 4 volte sì la deputata del Nuovo Psi Chiara Moroni, «perché la legge mortifica la libertà individuale e impedisce all’Italia di fare ricerca per nuove opportunità terapeutiche. Le coppie che potranno permetterselo si rivolgeranno a cliniche all’estero, gli altri a un mercato clandestino senza sicurezza». La senatrice della Margherita Emanuela Baio ribatte invece che chi la approvò «è favorevolissimo alla ricerca. Applichiamola e verifichiamo dopo le parti lacunose». Astensione anche per il deputato di An Daniela Santanché: «Ma non è una battaglia tra cattolici e laici - sottolinea -, laicamente difendo una legge che bisogna ancora valutare. E la scienza è al servizio degli uomini, non il contrario». No al voto anche per il deputato di Forza Italia Antonio Palmieri: «Vediamo gli esiti a cui porta tra 2-3 anni ed eventualmente interveniamo». Per il deputato Ds Barbara Pollastrini quattro sì significano invece «speranza in più per la ricerca e possibilità che l’Italia possa adeguarsi agli altri Paesi».