Sipario d’argento per la Manon che Jon Marin dirige alla Scala

Il regista Nicolas Joël firma una lettura tradizionale

Elsa Airoldi

Il sipario dipinto apre una tenda d'argento. Appare la locanda. Arriva una diligenza. Scende Manon. Comincia la storia. L'incontro con il Cavaliere Des Grieux e il colpo di fulmine. La seduzione del denaro, i pentimenti, la fortuna tentata al tavolo da gioco, la denuncia. La strada per Le Havre e la morte di lei tra le braccia dell'amante.
La Manon di Massenet che torna alla Scala a partire da giovedì arriva dalla stagione '98-99. Quando venne coprodotta con il Théâtre du Capitole di Toulose. Ne è regista Nicolas Joël, direttore artistico a Tolosa, che firma una lettura tradizionale, segnata dall'eleganza e dal senso del bozzettismo soprattutto rivolto al personaggio Morfontaine.
Sette anni fa sul podio stava un grande Gary Bertini. Mentre il cast era guidato dalla passione e dalla vocalità (il ruolo arriva al re sopracuto) del soprano cileno Crestina Gallardo Domas e da un Giuseppe Sabbatini dalla voce purissima, dall'espressività adatta alla lingua francese e dalla linea sulla scia di Alfredo Kraus. Una chicca il Morfontaine di Charles Burles.
Adesso dirige il romeno Ion Marin, un direttore di punta, «residente» alla Staatsoper di Vienna all'epoca di Abbado e consueto delle orchestre più paludate. Intensa anche l'attività operistica, dal Met alla Deutsche Oper e alla Bastille. Per noi Marin, che debutta alla Scala, è un nome del Rossini Opera Festival e del Così fan tutte che Strehler, come poi avvenne nonostante la sua scomparsa il giorno di Natale del '97, aveva destinato all'inaugurazione del Nuovo Piccolo Teatro. Appunto l'attuale Teatro Strehler.
Nel ruolo di Manon ritroviamo Inva Mula, soprano albanese già alla Scala in Falstaff, Rigoletto e Gianni Schicchi. Des Grieux è Massimo Giordano. Lescaut Fabio Capitanucci. Tutti noti e collaudati. Nel'99 Manon aveva vinto per direzione e cast. Ma anche, forse soprattutto, per l'estro, la curiosità culturale e l'intelligenza di Ezio Frigerio scenografo e Franca Squarciapino costumista. La coppia princeps degli allestimenti operistici.
L'idea, partita dall'osservazione del taglio quasi cameristico di libretto e partitura, era stata quella del ritorno alle storiche scene dipinte. Sei, integrate in nuances monocromatiche tendenti al bianco a quattro elementi fissi. I soggetti di sipario argentato, fondali di Amiens, piazza, Saint Sulpice, Casa da Gioco e Le Havre, erano bozzetti ottocenteschi su temi del Sette rinvenuti tra i rotoloni dell'archivio del Prix de Rome. Istituzione ancora attiva e variamente rivolta a giovani artisti. Mentre la Squarciapino realizzava preziosi quadri settecenteschi. Tra i quali l'indimenticabile Cours-la-Reine in un giorno di festa popolare. Con alberi della cuccagna e impennacchiati balli di corte. Tutti caratteri destinati a tornare nelle recite al varo.
Andata in scena all'Opéra-Comique di Parigi nel gennaio 1884, Manon ruota attorno alla coppia protagonista, assai realistica proprio per la fragilità caratteriale così ben colta dalla musica. Continuando sulla linea inaugurata una decina di anni prima dalla Carmen di Bizet, Manon, diremmo un'opéra-lyrique, è un mix dei generi che hanno connotato il melodramma francese. L'impostazione, con i recitatici spesso espressi in stile declamatorio sull'orchestra (mélodrame), è quella dell'opéra-comique. Ma duetti,assoli, voluta frammentarietà di stile e tono, intimismo che nulla concede all'enfasi, portano a un lirismo di sapore romantico. Mentre le melodie che fluiscono l'una nell'altra sulla scia di una musica intenta ad assecondare suoni e accenti della parole non potrebbero che essere di mano francese. Tra l'altro anche la labilità del disegno armonico evoca una levità impressionistica che sa di Debussy e Ravel.
Il libretto (Meilhac-Gille), come in seguito quello della Manon Lescaut di Puccini, è ricavato da un romanzo della raccolta Memorie e avventure di un uomo di qualità (1731) dell'abate Prévost. Una storia autobiografica: Prévost, prete spretato, è protagonista di situazioni tumultuose. Una storia vera: dalla parti di New Orleans, in Louisiana, c'è una tomba venerata come la casa di Giulietta a Verona.