è il sistema Ue da curare non gli istituti di credito

di La pubblicazione degli «stress test» arriva in un momento delicato della vita dei mercati. I mercati vivono di informazioni e se queste, prodotte da fonti autorevoli, contribuiscono a migliorare il livello di conoscenza e a fare chiarezza su questioni rilevanti ben vengano. È quanto accade con la diffusione degli «stress test», che rappresentano una verifica della tenuta degli equilibri delle banche in presenza di eventuali scenari avversi. In questo periodo gli scenari avversi sono quelli di cui tutto il mondo ha timore ed è giusto che, in una fase così critica, vi sia una rappresentazione della solidità delle banche. Non aspettiamoci, però, che questo possa dissipare tutte le nubi che si addensano sulla sostenibilità dei sistemi finanziari europei. Ricordiamo che lo scorso anno erano emersi risultati un po’ controversi. Le banche irlandesi, ad esempio, avevano superato l'esame, salvo poi registrare in autunno grosse difficoltà per esse stesse e per l’intero Paese. Gli «stress test» di quest'anno sono stati costruiti con più rigore, con una focalizzazione su rischi di credito e su rischi sovrani. La grande incognita era proprio quella dell’esposizione ai rischi sovrani, componente che lo scorso anno era risultata meno rilevante. A me sembra emergano due punti importanti. Abbiamo una conferma della buona tenuta del sistema bancario europeo, pur con la presenza di alcune banche che, anche dopo i primi mesi del 2011, non hanno saputo ricapitalizzarsi per fronteggiare i rischi emergenti. C’era tempo fino ad aprile di quest’anno per correre ai ripari ma, delle venti banche che ai dati di fine 2010 non superavano l’esame, otto non sono riuscite a recuperare. Le banche che soffrono sono nei Paesi con le economie più deboli. Il nostro Paese esce bene, a ulteriore dimostrazione della qualità dell’attività bancaria dei nostri istituti. L’analisi, tuttavia, non incorpora i fatti degli ultimi giorni, ma i risultati delle nostre cinque banche sono superiori in media al valore minimo del 5% di Core Tier 1, fatto queste che rappresenta un buon segnale per il futuro. È molto importante che l’Italia sia uscita in questo modo da tale verifica, soprattutto alla luce della grande attenzione che gli investitori internazionali stanno riservando alla tenuta del nostro Paese. Attenzione, però, a non cantare vittoria. Il messaggio che mi sembra questa analisi fornisca, in generale, è ancora una volta destinato alla verifica della sostenibilità dei sistemi Paese. Al di là degli interventi finalizzati a ricapitalizzare gli istituti, il vero, e ancora irrisolto, nodo da sciogliere, è come intervenire per consentire alle aree più in difficoltà di riprendere percorsi virtuosi. È su questo che l’Europa deve fare lo sforzo più grande.
*Ordinario di Finanza, Politecnico di Milano