La solitudine dei genitori separati

Santità, a Milano ricordatevi del rove­scio delle famiglie, che non sono le coppie gay ma gli sfamigliati

Santità, a Milano ricordatevi del rove­scio delle famiglie, che non sono le coppie gay ma gli sfamigliati.

Vengono a visitarli come fantasmi i lo­ro figli, ai genitori separati; o sono loro i fantasmi per i loro figli, icone tardive dell'infanzia, ombre sopravvissute del loro passato che s'intrattengono invano davanti alla porta per tardare gli abban­doni e simulare calore nella freddezza spettrale dei congedi.

La casa è plurale: se non l'abita una fa­miglia, l'abitano gli angeli o i fantasmi. Nessuno ti restituisce la famiglia infran­ta; e allora ami tuo figlio barricandoti nel­la sua infanzia, quando il suo mondo coincideva col tuo.

Così pensava quel padre in solitudine - perché i matrimoni non durano più una vita - che vedeva andar via la dome­nica pomeriggio i loro figli dopo il pran­zo con lui.

Prima andò via sua figlia, alla stessa ora domenicale in cui perse la madre di lui. Poi andò via suo figlio, con la sua ra­gazza, quando sopraggiunse l'imbruni­re. Come mai gli accadeva, quella volta lo sfiorò un magone quando li vide an­dar via.

Vedeva il suo ragazzo andare incon­tro alla sua vita, chiudere la doverosa pa­rentesi, riprendersi i suoi anni, le sue se­re. Lui li spiava mentre si organizzavano a partire, loro se ne accorsero e lui rien­trò in casa, fingendo faccende.

Sentiva la malinconia degli abbando­ni, vedeva suo padre in suo figlio, sua ma­dre in sua figlia, e in lui il deserto.

La solitudine tornò sovrana nella casa vuota. Finì il rumore, pesava il silenzio. Le famiglie finiscono ma le cerimonie d'addio durano anche una vita.

Commenti
Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Dom, 03/06/2012 - 19:41

STENDIAMO UN VELO PIETOSO ! E' materia intrattabile. Come pure, Cara Rosella, scrivere del e sul Papa è la cosa più difficile che si possa affrontare, specialmente nel 'nostro campus' aperto a tutti gli 'spifferi'. Più difficile di quanto possa essere trattare la questione ebraica. E non perchè manchino i concetti compiuti, ma perchè, le 'definizioni', che non si possono raggirare, vengono inchiodate ad una lettura 'occlusiva', quando invece, le stesse, soggiacciono a organicità complesse, la cui chiarificazione presuppone capacità cognitive antropologiche di non comune portata. Ecco perchè nacque il Dogma. Per sottrarre a B.Grillo la facile demagogìa. Così come l'ortodossìa ebraica è intollerabile dogmaticamente ad ogni ragionamento etero (Nolte, Walser, Grass, Burg, Falk, Finkelstein). Il Papa poi, è una monade possente, faraonica, che 'manomesso', causerebbe uno tzunami apocalittico. Beninteso, fra 'noi', potremmo discorrere, ma non in questa area web. Sarebbe dissacrante.

Ritratto di Ghino

Ghino

Dom, 03/06/2012 - 21:25

Bellissimo. Tenero, malinconico, struggente.Peccato qualche errore grammaticale e sintattico di troppo...O si tratta di refusi?...

Nadia Vouch

Lun, 04/06/2012 - 05:55

Tra ciò che può rendere molto infelice un figlio è che i suoi genitori siano incapaci di avere una propria vita e ne ricerchino una solo attraverso quello stesso figlio, che però è altro, sia dal padre che dalla madre. Difronte a questo tipo di pressione psicologica il fatto che i genitori siano separati potrebbe essere questione marginale. In sintesi: amore e affetto possono esserci senza che vi sia dipendenza. L'indipendenza di un figlio non va, secondo me, vista come indifferenza verso i genitori. Essere "sfamigliati" significa invece non avere nessuno, nemmeno qualcuno cui dire un "addio".

erasmodarotterdam

Lun, 04/06/2012 - 08:25

Santità, portati con te tutti quegli intellettuali che oggi si atteggiano a laici e domani ti baciano le mani.

Giacinto49

Lun, 04/06/2012 - 09:36

La malinconia per il distacco dai propri figli, insieme con la soddisfazione per il vederli avviare sul cammino della propria vita è cosa che tocca tutte le famiglie, separate e non. Per le prime qualche ansia in più, immagino, rispetto all'esempio dato.

Ritratto di Rosella Meneghini

Rosella Meneghini

Lun, 04/06/2012 - 09:45

#1 Dario Maggiulli# Hai ragione. Oltre che essere dissacrante é oltremodo doloroso. Parlo per esperienza personale. In famiglia sto vivendo ben due divorzi che hanno accelerato la morte di mio marito. Il dolore quando è cosi grande e lo leggi negli occhi dei nipoti, si veste di pudore; ci si stampa un sorriso sulle labbra e si cerca di sopravvivere per quella parte di te che continuerà le tue radici. Ciao Dario -Rosella-

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Mar, 05/06/2012 - 18:57

Confesso di non avere competenza su questo argomento. Non mi sono mai neanche sposato, per cui la mia opinione, forse, non è "titolata"! Ne approfitto, quindi, per fare dei meritatissimi complimenti al Dr. Veneziani per l'ennesimo "pezzo" di bravura, per la squisita sensibilità e per la maturità che sta sempre più dimostrando e che, mi auguro, possa essere ben presto premiata. Le vicende descritte nel Suo intervento e le considerazioni di Rosella mi hanno fatto ricordare di un racconto veramente straziante che lessi molti anni fa su un padre che si siede vicino al braciere, su cui aveva arroventato il ferro per fare i ricci alla figlia che andava sposa e, ormai solo, si lascia lentamente avvelenare dalle mortali esalazioni. Un racconto da depressione al cubo! Qualcuno può suggerirmi, però, chi è l'autore? Un grazie anticipato!