Soltanto 20mila euro alle vittime dell’Atr-72

Mimmo Di Marzio

Ventimila euro, 40 milioni di vecchie lire. Tanto vale, secondo il liquidatore della compagnia tunisina Tuninter, la vita dei passeggeri dell’Atr 72 precipitato nel mare di Palermo a 12 miglia da Capo Gallo. L’incidente del volo Bari-Djerba, sulle cui cause tecniche sono ancora in corso le indagini della magistratura, costò 13 morti, tre dispersi e 23 feriti. Per tutti, vivi e defunti, vale lo stesso forfeit, almeno secondo i calcoli della compagnia di charter. Apriti cielo. Sulla risibilità del risarcimento è già ieri insorto il Codacons. A seguire arriveranno certo i legali dei malcapitati.
Una strana manovra anche perché, come ha ricordato la stessa associazione dei consumatori, in materia di sciagure aeree esistono da anni precisi parametri sui risarcimenti stabiliti dalla «Carta del passeggero». Parametri di cui il nostro Paese fu pioniere con il varo della legge 274/1988 che ha elevato il limite minimo di risarcimento a 100.000 Dsp, ossia 116.655 euro a vittima. Tali limiti, recepiti nel 1992 dai giapponesi e nel 1995 dall’Unione europea, sono inderogabili da qualsiasi accertamento di responsabilità in merito alle cause del disastro.
Oltre i 100mila euro, la compagnia aerea può contestare una richiesta di risarcimento solo se è in grado di provare che il danno non le è imputabile. Una circostanza, nel caso dell’Atr-72, verificabile con certezza soltanto dopo il ritrovamento delle due scatole nere dell’aereo, sulle cui tracce è da ieri impegnata anche la nave oceanografica «Universitatis», dotata di strumenti all’avanguardia per il monitoraggio di fondali.
La «Universitatis» affiancherà l’unità della Marina militare «Magnaghi», al lavoro dal 9 agosto per cercare di localizzare, a una profondità massima di 1.500 metri, la cabina di pilotaggio e la coda del velivolo.
Alla luce delle normative internazionali, appare dunque del tutto inadeguata la somma proposta da Tuninter, a meno che i 20mila euro non rientrino nel computo dei cosiddetti «up front payments», ovvero un anticipo di pagamento effettuabile entro 15 giorni dall’identificazione della persona fisica avente diritto all’indennità. Questa somma, generalmente disposta alle famiglie per far fronte alle immediate necessità economiche, viene valutata in misura mai inferiore a 16.000 Dsp (18.667 euro) per ogni vittima.
Ma il Codacons ieri è tornato all’attacco anche sulla questione sicurezza. Dopo aver sollecitato il ministero delle Infrastrutture e Trasporti a rendere pubbliche liste di «serie A» e di «serie B» delle compagnie aeree, dei veivoli e dei Paesi di origine, chiede ora che tali liste siano stabilite anche per gli aeroporti.
«Chiediamo in particolare - recita un comunicato del Codacons - che il traffico, ossia il numero di voli rispetto alla capacità massima dell'aeroporto, sia inserito tra i criteri di valutazione. Troppo spesso, infatti, specie d'estate, si raggiungono livelli di saturazione che mettono a rischio la sicurezza». Il Codacons chiede che tali dati siano obbligatoriamente comunicati per iscritto al consumatore a cura dei tour operator. «Il numero di incidenti aerei verificatesi in questi giorni - denuncia il Codacons - è talmente elevato che il consumatore ha acquisito il diritto ad avere paura nel prendere l'aereo e a disdire conseguentemente le vacanze senza pagare alcuna penale».