Sono 4mila i clochard milanesi e quasi la metà ha un diploma

Sono uomini, istruiti e nel pieno della vita. Per loro dormire in strada non è una scelta, ma la conseguenza di traumi sociali e familiari. L’identikit dei clochard di Milano tracciato da uno studio condotto da due ricercatrici della Bocconi disegna un quadro molto lontano dall’immaginario collettivo. Gli homeless censiti da Michela Braga e Lucia Corno sono persone comuni: l’età media è 40 anni, il titolo di studio più frequente è il diploma di scuola superiore. I risultati del primo censimento sono sorprendenti. Su circa quattromila senzatetto intervistati, il 30 per cento dichiara di aver concluso gli studi superiori, il sette per cento di aver addirittura conseguito la laurea. Molti lavorano - circa un terzo del totale -, anche se sono costretti ad accontentarsi di impieghi temporanei (il 25 per cento) o in nero. La popolazione dei clochard si divide in modo equilibrato fra italiani e stranieri, che sono stati avvicinati nel corso della notte con l’aiuto di 320 volontari divisi fra strade, dormitori e aree dismesse. Fra italiani e immigrati non ci sono molte differenze, a parte le motivazioni che li hanno spinti a scegliere di vivere per strada. Chi è nato in Italia, infatti, nella maggior parte dei casi ha subito un grave trauma. Ha divorziato, ha perso il lavoro, si è ritrovato senza casa da un giorno all'altro. La sua condizione è la conseguenza di situazioni di disagio dalle quali non riesce a uscire. E, infatti, gli italiani dichiarano di vivere per strada da almeno cinque anni e di non aver mai più fatto ritorno in famiglia. Droga e dipendenza dall'alcol incidono solo in minima parte, visto che coinvolgono solo il nove per cento dei clochard. Per gli stranieri, invece - la maggior parte di loro arriva da Algeria, Marocco, Romania, Egitto e Sudamerica -, la vita per strada è una condizione temporanea, dovuta all’immigrazione. Chi arriva nel nostro Paese spesso non ha lavoro, non conosce la lingua, non ha i documenti in regola. Per questo non riesce a trovare casa e si accontenta del marciapiede, almeno i primi tempi. La vita da homeless coinvolge per lo più uomini. Solo il cinque per cento dei clochard di Milano, infatti, è donna. L’età media, anche in questo caso, è piuttosto bassa e si aggira sui 40 anni. Sorprende anche il fatto che, nonostante la propria scelta di vivere lontano da casa, molti clochard siano sposati. Oltre il 30 per cento, spiega la ricerca. Il 18 per cento è divorziato, mentre il 4 per cento ha perso il coniuge. I clochard, specialmente se italiani, hanno quindi abbandonato posizioni sociali buone, in alcuni casi privilegiate. Ma la vita per strada finisce con il segnarli. Lo dimostra il fatto che il 30 per cento di loro abbia raccontato di essere stato almeno una volta in carcere.