Sorpresa, a pagare adesso è lei Raddoppiano le donne che mantengono gli ex mariti

Sono sempre di più quelle che fanno carriera (e soldi) e devono versare gli alimenti: dagli 800 ai 1.200 euro al mese. Ma gli uomini vanno in crisi...

Paola è una mamma molto speciale. Si è sposata quando aveva 24 anni, ha avuto il piccolo Lorenzo a 25. Ha continuato gli studi, si è laureata in Giurisprudenza e, dopo aver sostenuto l'esame di Stato, ha cominciato a lavorare come avvocato. Dieci anni dopo si ritrova con un bambino ormai cresciuto, una carriera in rampa di lancio, un reddito decisamente invidiabile e un ex marito da mantenere. Perché lei è una delle donne - sempre meno rare in Italia – che in fase di divorzio ha dovuto accettare l'obbligo di versare un assegno di mantenimento all'ex coniuge. Lui è un musicista precario, con un reddito basso. Lei una professionista affermata. E in questi casi la legge non ammette deroghe: quando esiste una netta differenza fra i guadagni percepiti dalla moglie e dal marito, la parte più benestante deve mantenere in tutto o in parte quella in difficoltà. Affinché quest'ultima possa contare sullo stile di vita assicurato dal matrimonio. È quello che Paola fa da cinque anni, versando al suo ex un assegno mensile di 900 euro.

IL FENOMENO

Una mosca bianca? Non proprio, visto che nel nostro Paese il fenomeno è in costante crescita. Se fino a qualche anno fa era quasi impensabile incontrare una donna che avesse sulle spalle il peso economico della famiglia, adesso la situazione è molto diversa. Basti pensare che dal 2007 al 2013 i casi nei quali è la moglie a mantenere il marito dopo il divorzio sono saliti al quattro per cento del totale. La crescita è stata del 2,8 per cento in soli otto anni, visto che nel 2006 la percentuale era ferma all'1,2 per cento. Una fotografia del fenomeno è stata scattata dall'Associazione avvocati matrimonialisti italiani, che parla di un cambiamento epocale. Ogni anno sono fra 1.300 e 1.400 le separazioni che si concludono con l'assegno di mantenimento assegnato a beneficio del marito, su un totale di circa 90mila matrimoni falliti. E in qualche caso le cifre disposte dal giudice sono tutt'altro che irrisorie. Se la media oscilla fra 800 e 1.200 euro al mese, non mancano gli assegni a più zeri, che possono arrivare anche a ottomila euro mensili. Una tendenza particolarmente diffusa nei Paesi anglosassoni, specialmente negli Stati Uniti. Basta scorrere la lista di attori e vip divorziati nel Paese a stelle e strisce per rendersene conto. Recentemente, la diva Halle Berry è stata costretta a versare 16mila dollari al mese all'ex compagno Gabriel Aubry. Mentre nel recente passato la diva delle mini serie televisive Jane Seymour ha dovuto sborsare circa seimila dollari al mese e ha anche dovuto ripianare i debiti del suo ex, David Flynn. È nella più mediterranea Italia, però, che i casi fanno discutere e, in qualche caso, gridare a un nuovo orientamento della giurisprudenza. In realtà qui le norme c'entrano poco. Perché in questo settore la legge è davvero uguale per tutti.

LE DONNE CAMBIANO

Quello che sta cambiando radicalmente sono i livelli di reddito: le donne italiane guadagnano più del passato. In qualche caso decisamente più degli uomini. Perché è vero che con la crisi la disoccupazione femminile è cresciuta a ritmi vertiginosi, soprattutto al Centro-Sud – a maggio 2014 l'Istat ha registrato un tasso pari al 13,8 per cento - ma è altrettanto vero che alcune categorie sono in controtendenza. «Sono soprattutto professioniste come avvocati, architetti, magistrati, ingegneri, notai, imprenditori e manager della pubblica amministrazione a registrare un aumento del reddito. In qualche caso queste donne guadagnano più dei colleghi maschi», conferma l'avvocato matrimonialista Annamaria Bernardini de Pace. Non deve quindi stupire che, di fronte a queste cifre, i giudici favoriscano gli ex mariti più poveri.

Ma chi sono le capofamiglia del Ventunesimo secolo? Si tratta per lo più di signore intorno ai 55 anni, manager o imprenditrici, che hanno sposato un uomo molto più giovane che poi non è riuscito ad affermarsi. Vivono nella maggior parte dei casi al Centro-Nord, specialmente in grandi città come Roma o Milano, e hanno un reddito decisamente maggiore rispetto a quello degli ex consorti. Se il marito è completamente disoccupato lo devono mantenere integralmente, se guadagna molto di meno sono costrette a versare un assegno che compensi il divario. «Per un uomo italiano si tratta senza dubbio di una situazione devastante», spiega lo psichiatra e autore del libro «Guarire l'amore» (edizioni San Paolo), Giacomo Dacquino. «I maschi latini ci hanno sempre tenuto a mantenere la famiglia, mentre adesso si ritrovano a ricevere un assegno dalle ex mogli. La nostra società sta cambiando di pari passo con l'aumento del reddito femminile. Basti pensare che, ormai, otto separazioni su dieci sono decise dalle donne». Per fortuna le conseguenze per i figli non sono necessariamente devastanti. «Tutto dipende dall'atteggiamento dei genitori. Se non ci sono discussioni o ripicche, e i papà vivono serenamente la loro condizione, nulla impedisce che i bambini possano vedere in loro quell'esempio di solidità e virilità che è fondamentale nel processo di crescita», conclude l'esperto.

CENTRI DI SOSTEGNO

Sfortunatamente però, non tutte le separazioni si concludono in modo pacifico. E, soprattutto, non tutte le donne riescono a far fronte alla decisione del giudice. Molte di loro, un po' come sta accadendo ormai da anni per gli uomini, finiscono con l'impoverirsi. Perché mantenere se stesse, i figli e l'ex marito diventa un peso economico eccessivo. Per questo un po' in tutta Italia si stanno moltiplicando strutture di sostegno e aiuto, che ricalcano l'esperienza ormai collaudata delle Case per i padri separati. A Como recentemente è sorta Rete Interattiva, un'associazione che crea contatti e situazioni di mutuo aiuto fra le ex mogli in difficoltà. Mentre la casa La Madre, inaugurata a Trieste, offre ospitalità alle donne e mamme sole e in difficoltà. «Si pone sempre più spesso l'accento sulle difficoltà dei padri separati – conclude Bernardini de Pace –, ma ci si dimentica che le vere vittime della separazione sono le donne. Anche quelle che, pur avendone diritto, non riescono a percepire l'assegno di mantenimento disposto in loro favore dal giudice». L'altra faccia della medaglia di un fenomeno sempre più allarmante.