Sorpresona: l’olio lombardo è squisitissimo

Torna in auge, sulle colline attorno ai laghi di Garda, Iseo e Como, una grande tradizione millenaria

Facile parlare bene dell’olio extravergine d’oliva ligure, toscano o campano. Il punto è che ogni luogo comune porta con sé una porzione di verità indubitabile, in questo caso i tanti grandi prodotti degli olivicoltori di queste regioni, ma anche un pericoloso invito a subirlo come sentenza scolpita nell’eterno, una foschia che impedisce di riconoscere il buono quando questo è a portata di mano.
È giusto allora ricordare che l’ulivo lombardo, sradicato negli anni del boom industriale dalla prepotenza redditizia del lino o della canapa, ha una storia plurimillenaria che negli ultimi anni è tornata attuale, non tanto in termini di volumi – la produzione regionale, in crescita, contribuisce appena a un millesimo del complessivo nazionale - ma nel senso di qualità accertata da scienziati dell’organolettica e appassionati buongustai.
Insomma, per i ghiotti a cui piace trottare è il momento giusto per prendere la macchina e verificare il concetto direttamente in una delle oltre tremila aziende regionali che fanno olio, anche e soprattutto perché quasi tutte stanno in zone di grande piacevolezza geo-artistica o enogastronomica.
I grandi extravergine lombardi si producono grosso modo nelle aree attorno ai laghi di Garda, Iseo e Como, dove terreni di natura morenica e combinazioni di temperatura, vento e sole sembrano tagliati apposta per favorire la crescita di cultivar universali come leccino e frantoio e di autoctone come la casaliva, oliva tipica del Gardesano. Qui, come in ogni altra parte d’Italia, è spesso il disciplinare della Dop a dettare la qualità e le Dop lombarde sono due: Laghi Lombardi, declinata nelle menzioni Sebino e Lario, e Garda Bresciano, che è anche, nelle sponde extra-Lombardia, Garda Orientale e Trentino.
Via con alcuni storici indirizzi olivicoli. A Puegnago sul Garda, nella bresciana Valtenesi, stretta tra Desenzano e Salò, ecco i fantastici oli di Gianfranco Comincioli, 0365.651141, comincioli.it, storico faro della regione illuminato a sua volta dall’impulso di Luigi Veronelli: se il denocciolato Numero Uno, blend di casaliva e leccino, imbottigliato a mo’ di eau de toilette, ha quel gusto così intenso e aperto, lo si deve ai lavori su coltivazione, bacca e processi di frangitura ispirati dal compianto maestro, grande sostenitore della storica azienda. È ancora nei dintorni, a Toscolano Maderno in località Gaino, che dobbiamo puntare per portare a casa il profondo extravergine leggermente piccante e mandorlato della Tenuta Le Selve, 0365.40236, tenutaleselve.com. Cela poi una tradizione di più di mezzo secolo di storia la frangitura delle olive leccino, frantoio e pendolino del Sebino, ben condotte dai piccoli proprietari di ulivi che fanno capo al frantoio Vela di Marone (Brescia), sul lago d’Iseo, 030.987252.
E avvicina gli extravergine lombardi anche al più irriducibile degli esterofili l’Olio dei Longobardi imbottigliato da Luciano e Piero Vanini, 0344.55127, oliovanini.it: ancora leccino, pendolino e frantoio, colte esclusivamente a mano e macinate a pietra, che spostano le coordinate dell’olio-bontà sul Lario di Lenno, Como. Ovvero, punto tra i più settentrionali dell’intera geografia olivicola mondiale.