«Sostanze misteriose di cui sappiamo poco»

Il professor Enzo Gori, illustre farmacologo ma anche uomo di spirito, non esita a lanciare una acuta provocazione scientifica: «A questo punto molto meglio le “droghe” tradizionali che quelle vendute negli smart shop. Almeno sappiamo esattamente cosa sono. Le “altre” invece sfuggono alla letteratura medica e non sappiamo quali effetti possano avere».
Meglio l’hashish e la cocaina?
«Ovviamente è un paradosso. Anche se di determinate sostanze, ormai entrate nella cultura occidentale, sappiamo tutto: principi attivi, effetti, controindicazioni e rimedi in caso di overdose. Delle altre quasi nulla», risponde Gori, presidente del Centro di farmacologia comportamentale e delle tossicodipendenze dell'università statale.
Ma vengono vendute in negozi che le spacciano per prodotti naturali usati da secoli, se non millenni, dalle più antiche civiltà ai quattro angoli del globo.
«Sì, ma senza indicare precisamente quali siano queste sostanze, in che percentuali siano presenti, come siano state trattate e infine la “posologia”. Semplicemente ci si affida alla tradizionale orale che spiega come in questa o quella popolazione se ingeriti, inalati, fumati o masticati provochino effetti psicotropi. Anche perché vengono quasi sempre vendute “per uso esterno”: profumatori di ambienti».
Ma la nostra impressione è che in questi negozi venga venduta molta «fuffa».
«E chi può dirlo se prima non le analizziamo e le studiamo a dovere? Comunque è anche mia impressione che effettivamente molte di queste sostanze non abbiamo prestazioni molte diverse dai veri profumatori d’ambiente. Ma sicuramente là in mezzo si trova di tutto, anche cose da maneggiare con grane cautela. Prendiamo il kratom, sostanza da assumere per infusione. Basti dire che contiene mitragina, principio analogo all’Lsd, il dietilamide dell’acido lisergico, chiamato in gergo anche acido, un allucinogeno molto popolare a cavallo tra gli anni ’60 e ’70».
E tutto ciò cosa comporta?
«Mancando la letteratura medico scientifica, mancano anche i rimedi. Perché se una persona si sente male andrà poi a farsi curare in ospedale? E se si, vorrà, o semplicemente potrà, spiegare cosa ha preso e in quali dosi?».
Lei cosa suggerisce allora?
«Un controllo più attento e una precisa e puntuale catalogazione delle sostanze in libera vendita in questi negozi. Ho sentito che il governatore Roberto Formigoni vuole trasformare in un Osservatorio regionale delle droghe il progetto permanente del Mdma (monitoraggio droghe e manifestazione d’abuso) già portato avanti dalla direzione generale Famiglia e Solidarietà sociale della Regione. Ecco, questa potrebbe proprio essere la sede idonea per avviare un piano di analisi a tappeto di tutte le smart drugs. Magari facendo anche in fretta, prima che l’emergenza ci sorprenda privi di conoscenze e quindi di difese».