Sotto la Madonnina i residenti ufficiali sono oltre 19mila

Per capire i cinesi bisogna seguire i soldi. Seguire il contante dove c’è e si produce come a Milano: infatti tra le quattro etnie straniere più numerose presenti in Italia, nell’ordine romeni, albanesi, marocchini e appunto cinesi, i più numerosi nella capitale industriale del Paese sono gli ultimi con 19mila presenze. E non è un caso: i figli del Celeste impero hanno le loro due principali presenze nel nostro paese proprio a Milano e Prato, due centri produttivi tra i più importanti in Europa soprattutto per il settore tessile. E se allarghiamo la visuale a livello provinciale la storia non cambia: le due province di Milano e Prato sono in cima alla lista dei territori dove si concentrano le aziende cinesi. Quella di Prato è prima per presenza di imprenditori dagli occhi a mandorla con l’11%, 4mila, e subito dietro c’è Milano con il 10%, 3500 imprenditori. La terza piazza del paese è Firenze con l’8%. Se alziamo lo sguardo ancora di più e lo focalizziamo sulle regioni vediamo come per i cinesi l’Italia finisce dove termina per i leghisti: su 37mila imprese «made in China» attive in Italia oltre la metà sono localizzate nel nord del Paese. Il 22% in Toscana, il 18% in Lombardia e l’11% in Veneto, con subito dietro l’Emilia Romagna. E questo a conferma di quanto detto: i cinesi vanno dove si possono produrre soldi. Non gli interessano le chiacchiere romane o il bel clima del Sud, vogliono macinare denaro per poter tornare in patria con una bella valigia di contante. Non a caso gli eredi di Mao sono solo la quarta etnia straniera in Italia con 209mila presenze, ma sono la prima per rimesse. Un fiume di denaro, vista la loro dedizione totale al lavoro, che prende la via della seta in direzione oriente. Si tratta di 1,7 miliardi di euro l’anno, pari al 28% del totale dei flussi finanziari in uscita, e solo per quanto riguarda i dati ufficiali riferiti dalle agenzie di trasferimento di denaro. Sono dunque escluse tutte le somme che in buste e valigie vengono fatte espatriare. Soldi che i cinesi producono a ritmi forsennati: in media ogni straniero in Italia spedisce nel suo paese 1500 euro all'anno, ogni cinese invece ne spedisce 9000. Anche per questo si distribuiscono nei centri produttivi del Paese, dove possono drenare tanto denaro, non solo quello derivante da uno stipendio da badante o fattorino: i cinesi vogliono essere imprenditori, meglio un negozietto a cui aggiungerne un altro e poi un altro e così via fino a avere una percentuale consistente dell’apparato produttivo. Per esempio a Milano i cinesi rappresentano il 3% del totale degli imprenditori individuali attivi. E il discorso non cambia se ci si sposta nei paesi più piccoli. Un esempio: nei paesi a cavallo tra le province di Cuneo e Torino duemila cinesi hanno ormai in mano la lavorazione della pietra di Luserna, detta anche l'oro grigio. In quest'ultimo caso grazie alla loro dedizione al lavoro sono riusciti a salvare un distretto produttivo che sembrava destinato alla morte, anche perché i figli degli italiani proprietari delle cave e delle aziende di lavorazione della pietra avevano tutti altre aspirazioni lavorative. Presto è probabile che dovranno chiedere di essere assunti dagli imprenditori cinesi.