Sparito il prete che molestò una ragazzina Trovata auto vuota

Il sacerdote, già condannato a 4 anni di carcere in Appello per una
storia con una tredicenne, attendeva la sentenza della Cassazione. La
sua auto trovata abbandonata vicino al lago d’Iseo

È sparito da una settimana, lasciando sulla sua auto un portafogli e un rosario. E pur avendo ritrovato la vettura abbandonata a Vello di Marone, sulla sponda bresciana del lago d’Iseo, gli investigatori bergamaschi hanno esteso le ricerche fino a Milano. A non aver più dato notizie di sé è un sacerdote di 39 anni della diocesi di Bergamo, don Matteo Diletti, protagonista di una storia tormentata e molto triste che ha profondamente segnato la sua esistenza di uomo di fede. Nonostante questo la Curia bergamasca, e in prima persona il vescovo monsignor Francesco Beschi, seguono la vicenda con grande preoccupazione al punto d’aver diffuso, per la prima volta, agli organi di stampa locali, un comunicato ufficiale sulla sparizione del sacerdote. E dimostrando così di aver recepito il messaggio di papa Ratzinger sulla trasparenza della comunità diocesana.
Sacerdote dal 1996, don Matteo è stato responsabile della pastorale giovanile in alcune parrocchie della val d’Oneta e, successivamente, della Val di Scalve, fino al 2005. Per lui, infatti, nel 2004, era iniziata una delicata vicenda giudiziaria legata al periodo in cui era stato insegnante alla scuola media di Vilminore di Scalve, un comune con poco più di 1.500 abitanti, dove il sacerdote aveva avuto una breve relazione con una sua allieva tredicenne, innamoratasi del sacerdote. Tra i due, secondo la ricostruzione della Procura di Bergamo, sarebbe nato dell’affetto reciproco, poi trasceso. Davanti ai giudici, il sacerdote, denunciato dai genitori della minore, aveva ammesso di averla baciata una volta e, in quella stessa occasione, di averla toccata.
Condannato in primo grado a quattro anni per pedofilia, pena confermata in appello, don Diletti - che ha riconosciuto i propri errori - avrebbe dovuto presentarsi in aula per l’ultimo grado di giudizio, in Cassazione, alla quale la difesa si è rivolta perché si esprima su alcuni elementi non tenuti nella dovuta considerazione nei procedimenti precedenti.
Negli ultimi tempi don Diletti ha trovato ospitalità e attenzione presso la «Casa del Paradiso» che è una struttura della diocesi bergamasca. Tuttavia sembra che il sacerdote non riuscisse a trovare pace ed è per questo si teme che, in un momento di grande disperazione e sconforto, abbia deciso di togliersi la vita.
Il vescovo Beschi, insieme con i suoi collaboratori, ha più volte dichiarato la speranza che don Matteo possa essere ritrovato. Anche per affrontare, con la sofferenza, la fatica e la forza d’animo che gli sarà necessaria, il processo in Cassazione.
Il vescovo ha riaffermato più volte la sua fiducia nella giustizia e, insieme, confida che la stessa fiducia sia condivisa dalla comunità cristiana alla quale chiede inoltre la carità della preghiera per don Matteo e la sua famiglia, per tutti i sacerdoti, per l’intera comunità cristiana.