Spazi aperti, una mostra e un libro sul verde e sull'Expo

Settemila fotografie, 2mila ore di studio e di
ricerca, due anni di lavoro, 300 chilometri battuti a
piedi e in bici, una dozzina di ricercatori impegnati
tra campi, boschi, capannoni, villette, aree
industriali

Settemila fotografie, 2mila ore di studio e di ricerca, due anni di lavoro, 300 chilometri battuti a piedi e in bici, una dozzina di ricercatori impegnati tra campi, boschi, capannoni, villette, aree industriali. Il risultato è questo studio-mappa di una’area, quella attorno all’Expo, che è fra le più a rischio come consumo di suolo.

L’auspicio, della Fondazione Cariplo e del Politecnico di Milano, che hanno promosso e coordinato questa ricerca, è che sull’area in questione non arrivi il cemento e resista il verde: si tratta infatti di spazi cruciali per il nostro futuro, in quanto ci consentono di mangiare, respirare e prevenire alluvioni.

Una mostra, alla Triennale di Milano (fino al 9 ottobre), e un libro, Spazi aperti. Un paesaggio per Expo (Electa ed.), accompagnano questo studio, con una serie di eventi collegati che spazia dalla proiezione di film alla degustazione di prodotti tipici a cura del Fai. Come ben spiega il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, "Il nostro obiettivo è conservare, migliorare e valorizzare il nostro patrimonio territoriale presente, per evitare di rimpiangere scelte sbagliate in futuro. Abbiamo già perso molte aree rurali attorno alla città. Dobbiamo esserne consapevoli e fermarci in tempo".

Mai come di questi tempi il progetto Expo 2015 ha sollevato interessi e preoccupazioni legati da un lato alla possibilità di investimenti edilizi, dall’altro alla paura di stravolgere irrimediabilmente il territorio. Secondo Paolo Pileri, professore al Politecnico e responsabile della ricerca, “il suolo come gli spazi aperti sono un bene comune per la società. Expo 2015 può raccogliere questa sfida e riscriverla in progetto culturale e territoriale che rinnovi l’approccio con cui governare il territorio”.

In otto anni, ben mille ettari di verde sono spariti dal paesaggio che ruota intorno ai terreni dell’Expo. Ne restano ancora circa 12.700 e l’augurio è che rimangano tali. ”Bisogna rigenerare l’interesse collettivo per gli spazi aperti e ridestare le politiche locali” dice ancora Pileri, “e non c’è area migliore per farlo che quella attorno al sito di Expo 2015, sul quale sono puntati milioni di occhi”. Il rischio, paventato da molti, è che l’Expo produca un cosiddetto effetto domino che dia la stura a parcheggi, strutture ricettive, altri capannoni, invece di pensare a una salvaguardia del verde e del’agricolo ancora presente.