L'anti famiglia rozza e volgare che esalta il valore della famiglia

I Simpson hanno un'età che non cambia mai, sempre simili a se stessi, compresa la terzogenita che è neonata a vita

Piaccia o no, siamo tutti un po' Simpsons. Per finta. O senza accorgercene. E oggi sono trent'anni esatti da quando un tizio allora anonimo e poi miliardario - tale Matt Groening di Portland nell'Oregon, 33enne, professione vignettista - si inventò una sitcom animata con i personaggi tutti gialli così da stupire lo svogliato telespettatore. Homer, il padre incompetente e alcolizzato, ispettore alla sicurezza della centrale nucleare di una Springfield non meglio identificata. Marge, sua moglie, tipica casalinga che tiene insieme la famiglia e a bada i propri sogni. Bart, che oggi Morgan chiamerebbe bimbominkia, ipoadolescente con un inno alla vita che si riassume nel simbolico slogan «ciucciati il calzino». Lisa, l'altra figlia di otto anni, vegetariana, buddhista, femminista e persino ultra intelligente (Q.I. a 159). E Maggie, neonata spesso abbandonata davanti alla tv e che ogni tanto dice «papà».

Come la stragrande maggioranza di noi, i Simpson hanno un'età che non cambia mai, sempre simili a se stessi, compresa la terzogenita che è neonata a vita. Da trent'anni, da quando il primo episodio di un minuto andò in onda durante il Tracey Ullman Show sulla Fox proprio il 19 aprile 1987, i Simpson sono la nostra dark side. E, come tutti i grandi meta-personaggi della letteratura cinematografica e televisiva da Paperino a Fantozzi, illuminano e sublimano le nostre paure, ce le rendono amiche e quindi tollerabili, sono catartici attraverso la risata oppure il disgusto (certe volte Homer che si ingozza di birra Duff sul divano è disgustoso proprio come gli insopportabili scherzi di Bart al barista Boe).

Nell'89 i Simpson debuttarono in prima serata (dal 1991 gli episodi inediti sono trasmessi in Italia da Mediaset). Dieci anni più tardi erano per il Time la miglior serie televisiva del Novecento. Oggi sono un patrimonio collettivo, potente e pervasivo, diffuso in ogni strato sociale e così conosciuto che ne parla anche chi non ne ha mai visto neanche un minuto. Seguendo alla lontana il meccanismo dell'antifrasi, la figura retorica che porta ad affermare l'opposto di ciò che si intende dire, i Simpson sono il contrario delle apparenze e, sotto l'euforia di sconcezze e trivialità, nascondono un elogio dei valori e dell'unità familiare oltre che una parodia oltremodo coatta del pubblico televisivo e un simbolo della libertà di pensiero, visto che hanno spesso preso in giro il loro stesso editore Fox. Non a caso, lentamente ma non troppo, la sitcom è diventata termometro del costume e trampolino per la consacrazione di attori e popstar, citati od ospitati in qualche episodio o anche sfruttati come doppiatori (in Italia ad esempio Sandra Mondaini o Francesco Totti). Dopotutto, la panza di Homer Simpson è in linea diretta con la pancia degli States e quindi dell'Occidente, intercetta le tendenze quando sono ancora germogli e si lancia in profezie da bar che però, proprio come davanti al bancone, talvolta si verificano. Ad esempio, un episodio del Duemila ipotizza un Donald Trump presidente che lascia gli Usa in un disastro finanziario (chissà), e in un altro si annuncia lo show di Lady Gaga al Superbowl (c'è poi stato davvero).

Perciò, da quel corto andato in onda alla corte dell'inconsapevole Tracey Ullman - che poi si accorse di aver generato un mostro, chiese alla Fox una parte di guadagno ma portò a casa una pernacchia - i Simpson si sono espansi nella coscienza occidentale in maniera quasi virulenta, diventando persino archetipi linguistici. Ad esempio, l'Oxford English Dictionary ha inserito ufficialmente l'esclamazione contrariata di Homer («D'oh!») nella lingua inglese, a conferma di una aderenza quasi totale tra il microcosmo familiare di Springfield e il macrocosmo nel quale siamo sparsi tutti noi. Un processo quasi immediato che però potrebbe aver consumato quasi tutta la miccia. Come accade sempre, ciascuna serie ha un tragitto creativo che arriva al picco e poi inizia a discendere. E forse i Simpson, pur nella scoppiettante vitalità di ogni episodio, iniziano a essere meno incisivi di prima. Non a caso, il contratto primigenio, quello con la Fox, è stato rinnovato soltanto per le prossime due stagioni, la 29esima e la 30esima, a conferma che, nella loro svagatezza domestica, i Simpson sono così concreti da aver capito che, per garantirsi l'immortalità, talvolta basta solo morire al momento giusto.