"Canto Kiss me Licia. E i grandi la amano tutti..."

Idolo dei bambini che furono, stasera Cristina D'Avena è superospite grazie a una petizione: "Altro che sigle di serie B"

dal nostro inviato a Sanremo

Lei ci pensa giusto un po' e poi dice: «Continuo a vedere le cose con gli occhi di una bambina». Stasera Cristina D'Avena sarà superospite all'Ariston (chi l'avrebbe detto) e lascerà fuori dalla porta i pregiudizi che l'hanno accompagnata finora: «Beh sì, mi dicevano: ma tu canti canzoni per bambini, come a sottintendere che fossero di serie B». Sette milioni di copie vendute. Brani simbolo come I Puffi o Kiss me Licia. E poi il bisogno di reinventarsi con i rockettari parodistici Gem Boy. Ora Cristina D'Avena ha un pubblico che fa i conti, nel senso che a quarant'anni si ritrova ad applaudire nei concerti o sui social la cantante delle sigle ascoltate vent'anni fa. Insomma il suo mondo è così trasversale da essere perfetto persino per il Festival di Sanremo (e vedrete se gli ascolti non le daranno ragione).

Però dica la verità, Cristina D'Avena, in tutti questi anni avrà avuto qualche volta la tentazione di smettere.

«Ci crede se le rispondo con la verità? Mai».Negli anni Ottanta e Novanta era uno dei volti (e delle voci) simbolo di Mediaset. Poi basta.«In effetti allora puntavano molto sul mondo dei bambini, c'erano programmi come Bim Bum Bam che sono stati autentici eventi per una generazione. Conservo ancora sacchi di letterine dei bambini piene di complimenti, richieste, consigli, pensieri vari».

E poi?

«Mediaset ha creduto sempre meno alla tv dei ragazzi. E, nonostante continuassi a fare centinaia di concerti e apparizioni, mi sono costruita un altro personaggio e un'altra dimensione. Ho riempito 6 volte l'Alcatraz di Milano e lo farò per la settima volta».

E oggi?

«Oggi tutto si riconcilia, anche perché io canto da quando avevo 3 anni e mezzo e chi oggi è grande, da bambino ascoltava le canzoni di Bim Bum Bam. E mi sente come fossi l'amica del cuore».

Se arriva al Festival è merito anche di una petizione online e della grancassa dei Sociopatici su Radio2.

«Quando è stata lanciata la petizione, ho avvertito una reazione incredibile. La gente mi incontrava per strada e, prima di chiedere l'autografo, mi diceva: Vedrai che ce la facciamo».

Che cosa canterà?

«Le mie sigle. E secondo me Kiss me Licia la canticchieranno tutti» (sorride ndr).

Ma ci verrebbe in gara?

«Se trovassi un brano che riesco a indossare bene, perché no?»

Che brano dovrebbe essere?

«Capace di trasmettere sensazioni, piccole, umili, semplici. Stile A te di Jovanotti».

La accusano di essere troppo legata al bel tempo che fu. E quindi di non essere cresciuta.

«Amare i bambini non significa essere infantili: significa affrontare la vita con più semplicità e meno malizia. E poi vuoi mettere come sono cresciuti oggi i bambini rispetto ai tempi di Kiss me Licia?» (sorride ancora ndr).

Le piacerebbe condurre un programma?

«Sì un programma per ragazzi per valorizzare i gruppi, ce ne sono sempre meno. Diciamo che farei un talent band».Niente dischi?«Invece sì: mi piacerebbe coinvolgere gli artisti del momento in duetti con le mie sigle».

Ad esempio?

«Canterei Memole dolce Memole con Arisa, Pollon combina guai con Jovanotti. Vorrei Rocco Hunt, i Dear Jack e pure Tiziano Ferro, che una volta ha accennato Incantevole Creamy a Radio Deejay, mi divertirei da morire».