La coca di Sollima è buona. E Saviano: "Va legalizzata"

Presentata la serie tv "ZeroZeroZero" ispirata al libro. Un giro del mondo ben costruito sul mondo della droga

nostro inviato a Venezia

Messico-Calabria, dal produttore al distributore, passando per Venezia, fermata: Lido. E il carico è la merce più usata, trafficata, desiderata del nostro tempo.

Produzione al 90% italiana (Cattleya e Sky), cast e ambizioni internazionali (è un prodotto a livello di Narcos), regia spettacolare di Stefano Sollina, il quale tocca una nuova tappa del suo personalissimo viaggio dentro l'universo del crimine, tra Romanzo, televisione (Gomorra) e cinema (Soldato). Ecco la nuova serie tv ZeroZeroZero, di cui due puntate su otto previste, in onda nel 2020 su SkyAtlantic, sono state presentate ieri al festival di Venezia.

Ispirata al romanzo di Roberto Saviano (una copia fu trovata anche nel covo di «El Chapo» Guzmán...), la serie porta lo stesso titolo del libro (come per Gomorra, e anche la squadra artistica e produttiva è la stessa) ma ha una diversa scrittura, cui hanno messo pesantemente mano gli sceneggiatori Leonardo Fasoli e Mauricio Katz.

L'itinerario geografico-finanziario della coca («Il motore dell'economia globale», come dice la star irlandese Gabriel Byrne, uno dei protagonisti di ZeroZeroZero accanto a Dane DeHaan e Andrea Riseborough) l'ha riassunto Saviano ieri, qui a Venezia: la cocaina si compra in Colombia a 2mila euro al chilo, in Messico a 20, negli Usa a 27, in Italia a 54mila euro al chilo, in Inghilterra a 70, in Spagna a 75... Tagliandola e rivendendola, con 10mila euro di cocaina pura diventi milionario. È la merce più facilmente vendibile, in assoluto, l'unica materia comparabile col petrolio. Ma che rende molto di più. «La legalizzazione - ha risposto lo scrittore a chi gli chiedeva come si possa interrompere il flusso - chiuderebbe i pozzi delle grandi organizzazioni criminali. E la cosa stravolgerebbe l'economia mondiale».

Budget oltre il triplo Zero («I costi non si rivelano mai, non sta bene. Io di solito li divido per livelli: poco, molto, moltissimo. ZeroZeroZero invece di più», ha scherzato Riccardo Pozzi di Cattleya, facendo intuire gli enormi investimenti produttivi), una preparazione di due anni, location in tre continenti (tra il Senegal e l'Aspromonte), un viaggio (la storia è quella di una nave portacontainer che trasporta un carico di cocaina dal Messico alla Calabria) e una ossessione. Che non è il denaro, ma il Potere. I boss della 'ndrangheta vivono in capanne, dentro un buco, sotto terra. Non sanno neppure a quanto arrivi la loro ricchezza, e non gli interessa. A loro interessa comandare e tramandare il dominio dentro la famiglia, il resto non è importate. L'uomo d'onore sa che potrà perdere tutto, perché il Potere si paga. Con la solitudine, l'odio, il carcere, la morte. Cosa che ZeroZeroZero, serie di fiction ma altamente realistica, mette in scena molto bene.

E se il Potere è il fine (e la religione un alibi consolatorio: santini, preghiere e processioni sono sempre un elemento sicuro della sceneggiatura), il mezzo è la cocaina. In codice: ZeroZeroZero. «Se adesso io le do un sacchetto di diamanti, anche se sono veri, non riuscirebbe a realizzare un profitto. Se invece le do un sacchetto di coca - ha cercato di spiegare Saviano a una giornalista straniera - prima di uscire dal Palazzo del cinema lei l'ha già venduta. Perché tutti la vogliono».

Ed eccoci al punto. «Mentre l'eroina ti disattiva, la cocaina ti attiva col mondo. Ci si riempie di coca perché oggi è tutto una merda: la usano i medici, i tassisti, gli operai, i camionisti...» (Saviano). «E anche chi non la usa, ha la sua vita influenzata dal traffico della droga e dai ricavi enormi» (Sollima). La ricetta è la stessa di Gomorra (tesi forse semplicistica, ma sullo schermo funziona): la cocaina come attivatore del turbo-capitalismo occidentale e il narcotraffico come la sua anima.

L'anima della serie, va detto, è la messa in scena di Sollima. E forse ZeroZeroZero è persino meglio di Soldado (a cui deve molto visivamente). Tutto molto americano. Ma scritto, sceneggiato e girato da italiani. I quali - poiché le mafie più antiche del mondo sono le nostre, con regole copiate da tutti i clan criminali del pianeta - hanno il privilegio, diciamo così, di uno sguardo speciale sull'argomento.

Commenti

ciccio_ne

Ven, 06/09/2019 - 09:40

sarebbe bello leggere le opinioni anche di altri sceneggiatori televisivi, oltre che di questo signor saviano! o il giornale pubblica questa corbelleria per misurare l'immensa inutilità delle parole del copista?

buonaparte

Ven, 06/09/2019 - 10:32

il danno che fa saviano all'italia è enorme e soprattutto al sud.dove abito è una zona collinare piena di agriturismi e beb dove arrivano turisti dal nord europa .gente colta , prof. laureati insegnanti e ecc.ebbene parlando scopro che non sono mai stati nel sud italia e non hanno intenzione di andare perchè leggendo i libri di saviano si sono fatti una pessima idea del sud .in quel momento stavano leggendo il libro che parla delle stese e si erano fatti l'idea che a napoli è pericoloso perchè ci sono i ragazzi che girano con le moto a sparare tutto il giorno.DOVREBBE ESSERE QUERELATO PER IL DANNO CHE STA FACENDO CON I SUOI LIBRI E FILM ALL'IMMAGINE DELL'ITALIA ED IN PARTICOLARE DEL SUD.VERGOGNATI SAVIANO.

Ritratto di mvasconi

mvasconi

Ven, 06/09/2019 - 13:31

Egregio buonaparte, Saviano fa solo i propr interessi... Che cosa credeva?

gianni59

Ven, 06/09/2019 - 18:01

...purtroppo non è invenzione è realtà...speriamo solo che ci sia uno sfondo negativo sui personaggi....