"Dai Righeira a Spagna il mio viaggio tra i tormentoni pop"

Il cantante stasera su Italia 1 alla (ri)scoperta dei brani estivi: "Moltissimi in origine furono scartati dalle case discografiche"

Chi meglio di lui: Max Pezzali è il campione in carica dei tormentoni e quindi viaggerà (letteralmente) a ritroso nel tempo per raccontare quelli degli ultimi decenni. Da Vamos a la playa a Easy lady. Parte oggi su Italia Uno in prima serata Nord sud ovest est (prodotto dalla Stand by me di Simona Ercolani), un programma-toccasana per i curiosi pop e per chiunque sfrutti quei ritornelli per (ri)aprire il baule dei ricordi. «Vogliamo spiegare la ricetta dei tormentoni», dice Pezzali poco prima di partire su di un rigidissimo Duplo, il furgoncino che gli hippy chiamavano Bulli e al quale gli Who hanno dedicato il pezzo Going mobile: «Io guido, con me c'è Jake La Furia dei Club Dogo e Paola Iezzi farà le sue incursioni straordinarie». Destinazione: l'incontro con gli altri re del tormentone e l'esplorazione di discoteche, spiagge, villaggi turistici, insomma di quel mondo che (una volta) era l'incubatrice del brano che firmava l'estate.

Scusi Pezzali, fuori la ricetta.
«Il vero tormentone si capisce soltanto dopo. Difatti quasi sempre erano brani originariamente scartati dalle case discografiche».

Ma ci sarà qualche caratteristica comune a tutti.
«Beh, il giro melodico deve essere estremamente memorizzabile. Bisogna essere in sintonia con i gusti del pubblico. E poi l'estate, che è il periodo giusto per farlo sbocciare».

Ma il testo?
«Tutti pensano che debba essere facile, allegro e positivo. Ma, tanto per dire, Hanno ucciso l'uomo ragno dei miei 883 parlava di un morto, altro che estate e ombrellone. E anche Nord sud ovest est parla di un amore in fuga. Conta l'agilità del testo, più che l'oggetto».

Però Tre parole di Valeria Rossi direbbe il contrario.
«In realtà “Dammi tre parole: sole cuore e amore” è quasi una parodia della canzone tormentone».

Pezzali, la sua L'universo tranne noi potrebbe diventare un tormentone? È già in altissima rotazione e il video ha oltre 5 milioni di clic.
«Troppo presto per dirlo».

Il suo preferito del passato?
«Due su tutti. I like Chopin di Gazebo per me è una leggenda perché ha battezzato le mie prime timide escursioni con l'altro sesso: d'altronde non giocavo mica per il risultato...».

E l'altro?
«È il padre di tutti i tormentoni: Vamos a la playa dei Righeira, che tra l'altro conferma quanto dicevamo prima sui testi».

Ossia?
«Vamos a la playa ha un testo quasi post atomico, molto provocatorio in un periodo di tensioni nucleari come quello. D'altronde pochi ci fanno caso, ma i Righeira erano un progetto assai sofisticato con brani come Luciano Serra pilota, ispirato al film con Amedeo Nazzari del 1938».

Lei va sul sicuro.
«Il tormentone è un luogo sicuro, confortevole. Pezzi come La canzone del capitano di Facchinetti o Viva la mamma di Bennato o Lascia che io sia di Nek sono stati compagni agevoli di un'estate. Come Sabrina Salerno: ormai nell'immaginario collettivo italiano lei è come Coppi e Bartali. L'abbiamo incontrata e conserva sempre bellezza e charme».

Ma i tempi sono cambiati. Com'è il tormentone 2.0?
«È “fai da te”. L'epoca del tormentone codificato, quasi monopolista è finita. Oggi c'è una “democratizzazione” del brano estivo».

La musica arriva dal web, non solo da radio e tv.
«E YouTube determina l'indice di popolarità. Non c'è più il pensiero unico, il tormentone totalitario non tornerà più».

In Nord sud ovest est lei guida di fianco a Jake La Furia.
«Una miniera inesauribile di cultura pop. Non me l'aspettavo ma Jake conosce veramente tutto, dalle serie tv considerate minori fino a canzoni che manco io ricordavo. E poi sa a memoria intere puntate di Drive in. E poi è simpatico. Si siede dietro sul furgoncino che non ha manco l'aria condizionata. E ci facciamo un sacco di risate finché non arriva Paola Iezzi, che è un po' il nostro “contraltare raffinato”».

Quattro puntate per trovare un segreto: qual è?
«Il segreto è che non esiste segreto. E difatti, quando faccio questa domanda, quasi tutti mi rispondono scherzosamente: “Perché non me lo dici tu?”. A dimostrazione che il pop rimane ancora una magia che non si sa spiegare».