Elio e Le Storie Tese: il travestimento a Sanremo conquista il Web

La storia dei travestimenti al Festival di Sanremo di Elio e le Storie Tese: ecco la probabile ragione per cui la band ama le performance in costume e, spesso, con un significato profondo

Non è la prima volta e non sarà l'ultima. Le esibizioni di Elio e le Storie Tese al Festival di Sanremo sono state sinonimo di travestimenti: nella serata di ieri, quella dedicata alle cover, la band si è presentata in abiti rigorosamente anni '70, dato che il loro pezzo era un crossover tra la quinta sinfonia di Beethoven e un classico della discomusic. Nel secondo appuntamento sanremese, quello della gara vera e propria, gli EELST hanno vestito completamente di rosa per introdurre il proprio brano "Vincere l'odio".

In realtà, anche nelle partecipazioni passate a Sanremo, la band ha esibito peculiari travestimenti: dagli alieni metallizzati ispirati ai Rockets de "La terra dei cachi" fino ai tenori de "La canzone mononota", i chierichetti di "Dannati forever" - canzone scartata dal televoto nel 2013 - e le teste di gommapiuma lo stesso anno. È, in altre parole, un marchio di fabbrica per gli Elio e le Storie Tese, che affonda le sue ragioni in radici più profonde.

Tecnicamente tendente alla perfezione musicale, il gruppo ha probabilmente una visione tradizionale della performance live in sé, una visione che parte da Elvis Presley, prosegue con i Beatles e si afferma con i Queen e Michael Jackson: il modo in cui ci si presenta sul palco fa parte integrante dello spettacolo, nulla deve essere lasciato al caso e anche il look può essere una dichiarazione di intenti artistica.