Un grazie speciale a Panerai, voce d'altri tempi

«Il segreto è superare gli 80. Dopo, è una passeggiata.» Questo aforisma del grande regista Dino Risi ci è sovvenuto incontrando il decano delle voci italiane, Rolando Panerai, che quella passeggiata l'ha iniziata dodici anni fa, essendo nato a Campi Bisenzio nel 1924. Quando lo si sente parlare ci si mette istintivamente sull'attenti: per lo straordinario curriculum artistico che lo ha portato, prediletto dai maggiori direttori del suo tempo (da Tullio Serafin a Herbert von Karajan), nelle più importanti case d'opera del mondo e per la semplicità con cui il celebre baritono ha ricevuto a Verona il Premio del Festival Internazionale Maria Callas. Nell'occasione ha ricordato con fiorentina schiettezza l'unicità dell'amica e collega e la fortuna di lavorare sotto la guida di registi come Visconti e Strehler, non dimenticando le proprie radici: la bontà dei biscotti alla crema (le campigiane) e la pesca delle rane nel paese natio. Panerai, infatti, è nato a Campi, che con Peretola e Brozzi produrrebbe, secondo un velenoso proverbio toscano, «la peggio genìa che Cristo stampi». La favella toscana ancora oggi in Panerai, per dirla col Carducci, «canora discendea () come un sirventese del Trecento/ piena di forza e di soavità». A Panerai i premi meritati tornano a onore. Chi scrive non può che ripetere un «grazie» speciale, un grazie riassuntivo che si estende agli artisti leali e coraggiosi di un tempo antico che hanno onorato la loro professione. Non dimenticatevi, o fiorentini, di questo formidabile concittadino che vive nel borgo degli scultori, a Settignano, con sempreverde passione.