Leaving Neverland vince un Emmy, la famiglia Jackson: "È una farsa"

Il film, che ricostruisce gli abusi sessuali sui minori Wade Robson e James Safechuck, ha ottenuto un Emmy come miglior documentario ma gli eredi del Re del Pop non l’hanno presa bene

Leaving Neverland, il controverso film di Dan Reed che ricostruisce i presunti abusi sessuali di Michael Jackson sui minori Wade Robson e James Safechuck, ha vinto l’Emmy Award come miglior documentario. I Creative Arts Emmy sono l’evento preliminare a una delle serate più importanti della “award season”, i riconoscimenti che premiano il meglio della televisione dell’anno.

Candidato a cinque statuette, Leaving Neverland si è portato a casa il premio più importante, quello come Outstanding Documentary or Nonfiction Special. Un trionfo che non è andato giù alla famiglia del Re del Pop, che ha sempre contestato il documentario che riapre il “caso Michael Jackson”.

La famiglia Jackson critica l’Emmy a Leaving Neverland

In una nota affidata al magazine People, la Michael Jackson’s Estate – ovvero la società che si occupa della gestione del patrimonio della popstar – usa parole dure per definire la scelta dei membri delle tre associazioni (l’Academy of Television Arts & Sciences, la National Academy of Television Arts & Sciences e l’International Academy of Television Arts and Sciences) che assegnano i premi.

Per un film che è una finzione – si legge nella dichiarazione dei tenutari del patrimonio di Jacko – essere premiato in una categoria Emmy di non-fiction è una farsa completa. Non c’è uno straccio di prova a sostegno di questo documentario assolutamente parziale, un cosiddetto documentario che è stato realizzato in segreto e per il quale non è stata intervistata una sola persona al di fuori dei due soggetti e delle loro famiglie”.

La famiglia di Jackson ha già “risposto” a Leaving Neverland con il contro-documentario Neverland Firsthand: Investigating the Michael Jackson Documentary. In questo cortometraggio, disponibile su YouTube, il giornalista Liam McEwan smonta il lavoro di Reed, criticato per aver escluso dal suo film numerose informazioni che scagionano il Re del Pop, e le testimonianze di Robson e Safechuck, errate nelle date e dettate da opportunismo.